Lo zapaterismo non muore con Zap, Carme è lì per salvarlo

Il 2 aprile 2011, giorno in cui il presidente del governo spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero ha annunciato che nelle elezioni politiche del 2012 non si ricandiderà per un terzo mandato, segna simbolicamente la data di morte da apporre sulla lapide dello “zapaterismo”. Si tratta di una suggestione e, in definitiva, di una verità. Infatti, con l’annuncio di Zapatero, tramonta quella ideologia che ha contraddistinto le ultime due legislature a guida socialista.
5 AGO 20
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Il 2 aprile 2011, giorno in cui il presidente del governo spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero ha annunciato che nelle elezioni politiche del 2012 non si ricandiderà per un terzo mandato, segna simbolicamente la data di morte da apporre sulla lapide dello “zapaterismo”. Si tratta di una suggestione e, in definitiva, di una verità. Infatti, con l’annuncio di Zapatero, tramonta quella ideologia che ha contraddistinto le ultime due legislature a guida socialista e ha il suo nucleo più riconoscibile nella promozione delle donne, nell’estensione dei diritti per le coppie omosessuali (matrimonio e possibilità di adozione), in un approccio legislativo laicista che ha reso più veloce il divorzio e più permissive le norme sull’aborto e, in generale, nel tentativo di ridisegnare la società spagnola fino a renderla, nelle intenzioni, una vetrina avanguardista di una sinistra libertaria.

Per essere più precisi, però, lo zapaterismo aveva già perso quota da tempo, da quando cioè, ruvidamente spazzolata dalla crisi globale, la società spagnola ha cominciato ad appassionarsi soltanto alla situazione economico-finanziaria del paese e a riconoscere in Zapatero un leader inadeguato a tappare le falle di una Spagna in cui la ripresa stenta e la disoccupazione rimane stabile da molti mesi intorno al 20 per cento. D’altra parte, è vero anche il contrario: il nocciolo dello zapaterismo non è per forza destinato a fondersi in concomitanza con l’annuncio di un passo indietro da parte del suo inventore eponimo e anzi da esso può nascere qualcosa di molto simile. Infatti in Spagna, dopo undici anni di Zapatero al vertice del partito, e benché il Psoe accolga molte diverse anime, i concetti di “zapaterismo” e “socialismo” si sovrappongono in larga misura e l’establishment della sinistra iberica è composto di molte persone che sono cresciute insieme al loro leader e non hanno nessuna velleità di sconfessarne la storia.

Ora la Spagna – specie il Psoe che deve limitare i danni – aspetta l’appuntamento con il 22 maggio, giorno in cui si vota per le elezioni municipali e per le regionali in 13 delle 17 Comunità autonome. Fino ad allora le manovre per la successione rimarranno un po’ sottotraccia. Ma si sa già quali sono i due candidati alle primarie, i cui meccanismi dovrebbero attivarsi dopo le elezioni regionali e che coinvolgeranno circa 300 mila iscritti al partito: il ministro dell’Interno (e vicepremier), Alfredo Pérez Rubalcaba, e il ministro della Difesa, Carme Chacón. Nel frattempo potrebbero inserirsi nella corsa anche un terzo, un quarto o un quinto incomodo, ma per ora l’attenzione si appunta sui due ministri, Rubalcaba, che compirà 60 anni a fine luglio, e la giovane Chacón, che è entrata da meno di un mese negli “anta”.
Il ministro dell’Interno ha una lunga carriera che affonda le sue origini nel prezapaterismo e nel Psoe di Felipe González; ha guidato il suo primo dicastero, quello dell’Educazione, nel 1992-1993. Per ora è il candidato più forte, è considerato l’uomo che meglio può limitare i danni ed è l’avversario che in prospettiva il Partito popolare, nonostante un vantaggio sul Psoe di 15 punti nei sondaggi, teme maggiormente (e sotto sotto stima di più). Secondo alcuni, però, nonostante la sua assoluta lealtà e la sua ormai lunga collaborazione con Zapatero, Rubalcaba è troppo legato alla vecchia guardia e troppo ammantato dell’allure di un ritorno al passato.

Più genuinamente zapateriana appare Carme Chacón. Nata nel 1961 a Esplugas de Llobregat, in provincia di Barcellona, figlia di un pompiere andaluso e di un’avvocatessa catalana, un nonno, quello materno, che fu un noto anarchico, una laurea in legge, un figlio (Miquel, che era nella sua pancia quando la neoministro, al settimo mese di gravidanza, passò in rassegna i soldati spagnoli in Afghanistan, e le fotografie scattate in quell’occasione fecero il giro del mondo) ha caratteristiche zapateriste assai più evidenti. Entrata prestissimo nel partito, per la prima volta in Parlamento a 29 anni, Chacón è diventata ministro della Casa nel 2007 e della Difesa l’anno successivo. E’ una donna, è giovane ed è fra gli esponenti più noti della nidiata cresciuta al calore della chioccia zapateriana.

La distanza generazionale tra i due contendenti è evidente.
Quando il ministro dell’Interno studiava Chimica c’era ancora Franco, quando Chacón studiava Diritto c’era il progetto Erasmus e la futura ministro decise di studiare un anno a Manchester e poi in Quebec. Anche soltanto per sensibilità generazionale Chacón è più vicina alle istanze zapateriste. Antonio Martin Beaumont, direttore della testata online El semanal digital (che ha simpatia per il centrodestra), sintetizza così in un suo editoriale: “Chacón e Rubalcaba. 40 anni contro 60. Gioventù contro anzianità nell’era di Internet. Donna e uomo. La Sexta contro Canal Plus (il riferimento è a due emittenti tv, ndr). Público di fronte a al País (il primo è un fortunato quotidiano di sinistra nato pochi anni fa e apprezzato da lettori più giovani e postideologici, il secondo è il grande giornale tradizionale dell’elettorato socialista, ndr). Il nuovo socialismo che mette all’angolo la vecchia guardia”.

Eppure, a parte le evidenti differenze, la linea che separa Rubalcaba e Chacón non è netta. Se Rubalcaba è il candidato dell’establishment e l’establishment ha la forte impronta data da Zapatero, da questo punto di vista il ministro dell’Interno non può certo essere considerato “antizapaterista”, specie se si considera che negli ultimi anni è stato uno dei principali collaboratori del premier. Chacón, invece, parte da outsider: un sondaggio del País, condotto pochi giorni prima dell’annuncio di Zapatero, mostra che il 52 per cento degli elettori socialisti preferisce Rubalcaba e soltanto il 15 il ministro della Difesa, che pure è la titolare di dicastero che riceve il voto medio più alto. E Chacón inizia già a raccogliere il consenso di chi si è di recente opposto a una qualche decisione della cupola socialista, come Tomás Gómez, il candidato del Psoe a Madrid che qualche mese fa ha vinto le primarie battendo la candidata ufficiale del partito. Quindi Chacón, appoggiata da personalità che si sono opposte all’establishment, rischia di diventare una zapaterista che piace soprattutto agli antizapateristi.

Un’ulteriore variabile è data dal fatto che votano alle primarie soltanto 300 mila aventi diritto e che in questo ristretto consesso possono contare anche altri aspetti come la provenienza geografica del ministro della Difesa, che sembra troppo catalana ad alcuni socialisti non catalani, ma troppo provvista di sentimenti “spagnolisti” ad alcuni socialisti catalani più inclini a sostenere la già notevole autonomia della propria regione.