Lezioni americane / 2
Ieri l’ex presidente degli Stati Uniti, il repubblicano George W. Bush, a chi gli chiedeva un’opinione sul salvataggio statale del settore auto – da lui avviato e che Barack Obama ha rafforzato –, ha risposto: “Lo rifarei”. E a ragione. General Motors ha presentato infatti per il 2011 un utile di 8 miliardi di dollari su un fatturato che sfiora i 150 miliardi per 13 milioni di veicoli prodotti. Le sue vendite sono aumentate in un anno del 10 per cento, soprattutto grazie al recupero negli Stati Uniti e all’espansione in Cina. Gm ora punta a un utile di 10 miliardi nel 2013, con un altro incremento di vendite del 10 per cento.
5 AGO 20

Ieri l’ex presidente degli Stati Uniti, il repubblicano George W. Bush, a chi gli chiedeva un’opinione sul salvataggio statale del settore auto – da lui avviato e che Barack Obama ha rafforzato –, ha risposto: “Lo rifarei”. E a ragione. General Motors ha presentato infatti per il 2011 un utile di 8 miliardi di dollari su un fatturato che sfiora i 150 miliardi per 13 milioni di veicoli prodotti. Le sue vendite sono aumentate in un anno del 10 per cento, soprattutto grazie al recupero negli Stati Uniti e all’espansione in Cina. Gm ora punta a un utile di 10 miliardi nel 2013, con un altro incremento di vendite del 10 per cento. Si tratta di un evento che ha quasi dell’incredibile, dato che questa compagnia automobilistica, tra le tre più grandi del mondo, prima della grande crisi registrava ogni anno perdite di esercizio, e il suo aumento di vendite, dovuto soprattutto a costose politiche promozionali, generava altre perdite. Sembrava che a ciò non ci fosse rimedio. E infatti la crisi ha portato al fallimento della Casa automobilistica.
L’intervento dell’Amministrazione Obama per salvarla, nel 2009, era stato considerato una misura-tampone, destinata a dare un risultato positivo solo dopo molti anni. Invece siamo nel 2012 e il governo americano, che ha ancora il 26 per cento del capitale di Gm, ci guadagna 2 miliardi. L’intervento di Washington dunque ha funzionato, e fra un po’ esso potrà realizzare la sua quota di Gm senza subire perdite, avendo dimostrato che è possibile operare in modo redditizio anche in questo settore maturo. Lo stesso si può dire per la Chrysler guidata dall’amministratore delegato Sergio Marchionne, anch’essa sostenuta dai contribuenti degli Stati Uniti.
Ma l’intervento di Barack Obama sta avendo successo perché non ha funzionato come un’erogazione di fondi assistenziale, ma come una ristrutturazione basata su criteri di mercato, con precise condizioni. In primo luogo il denaro del contribuente è stato erogato solo in rapporto al rispetto delle clausole di risultato a cui esso era collegato. E, soprattutto, l’intervento è stato subordinato alla modifica dei contratti di lavoro, con riduzione temporanea dei salari e una maggiore flessibilità a misura di azienda. Soprattutto questa seconda lezione, che riguarda l’efficacia dei contratti di lavoro a livello aziendale, è molto importante per l’Italia.
L’intervento dell’Amministrazione Obama per salvarla, nel 2009, era stato considerato una misura-tampone, destinata a dare un risultato positivo solo dopo molti anni. Invece siamo nel 2012 e il governo americano, che ha ancora il 26 per cento del capitale di Gm, ci guadagna 2 miliardi. L’intervento di Washington dunque ha funzionato, e fra un po’ esso potrà realizzare la sua quota di Gm senza subire perdite, avendo dimostrato che è possibile operare in modo redditizio anche in questo settore maturo. Lo stesso si può dire per la Chrysler guidata dall’amministratore delegato Sergio Marchionne, anch’essa sostenuta dai contribuenti degli Stati Uniti.
Ma l’intervento di Barack Obama sta avendo successo perché non ha funzionato come un’erogazione di fondi assistenziale, ma come una ristrutturazione basata su criteri di mercato, con precise condizioni. In primo luogo il denaro del contribuente è stato erogato solo in rapporto al rispetto delle clausole di risultato a cui esso era collegato. E, soprattutto, l’intervento è stato subordinato alla modifica dei contratti di lavoro, con riduzione temporanea dei salari e una maggiore flessibilità a misura di azienda. Soprattutto questa seconda lezione, che riguarda l’efficacia dei contratti di lavoro a livello aziendale, è molto importante per l’Italia.