Vecchie ruggini, nuove crisi
Le bombe di Mumbai aprono piste pachistane pericolose per Obama
Nel giro di undici minuti Mumbai si è ritrovata in un déjà vu collettivo; le tre esplosioni coordinate di ieri hanno riportato in superficie le memorie del 26 novembre 2008, quando i commando venuti dal Pakistan hanno assediato la città. Ieri non c’è stata nessuna incursione ma soltanto boati quasi simultanei che hanno colpito tre punti strategici della metropoli indiana. Si tratta di Ied, gli ordigni “improvvisati” che hanno fatto la tragica fortuna del terrorismo internazionale.
5 AGO 20

Fonti della polizia indiana dicono che l’ordigno era nascosto sotto un ombrello lasciato lungo la strada. Leggermente più tardi è arrivata la notizia di una terza bomba esplosa nel quartiere di Dadar, a due passi dallo snodo ferroviario che porta fuori città i pendolari. Le voci che si sono sparse nelle ore del panico incontrollato dicono che un altro Ied piazzato in città abbia fatto cilecca. Il bilancio della polizia è di 20 morti e 113 feriti, ma è chiaro, dicono gli ufficiali, che il numero “è destinato a salire”.
Mumbai ci ha messo qualche ora a rendersi conto che le proporzioni dell’attacco terroristico di ieri non sono paragonabili all’atroce guerriglia dell’ “11 settembre indiano”, quando 164 persone sono morte dopo una notte di fuoco, ma immediatamente si è scatenata la speculazione sui responsabili. Per una legge fisica del terrorismo, tutti gli sguardi si sono posati sui servizi segreti del Pakistan, che nel 2008 hanno mosso come marionette i terroristi di Lashkar-e-Taiba, il più grande movimento islamista dell’Asia meridionale. Nessuna fonte ufficiale ha accettato il gioco delle speculazioni a caldo, ma diverse fonti hanno tirato fuori il nome degli Indian Mujahideen, i cugini indiani degli islamisti pachistani che vanno a braccetto con l’Isi. Una delle bombe è esplosa a pochi metri dalla stazione in cui è stato catturato Ajmal Kasab, il terrorista bambino poi condannato a morte per la strage del 2008; qualcuno ieri ha anche cambiato la sua data di nascita nella pagina di Wikipedia, attribuendola al 13 luglio per creare lo scenario cospirazionista della vendetta. Kasab però è nato il 13 settembre.
Il partito di maggioranza Bjp chiede che “sia aperta un’inchiesta su eventuali collegamenti con il Pakistan”, e a Islamabad il governo condanna e smentisce: “Siamo vicini al governo indiano”, dicono il presidente Zardari e il primo ministro Gilani. Ma gli attacchi di Mumbai spezzano il debole ciclo della distensione avviato dalla leadership pachistana: ieri il capo dei servizi segreti, Ahmad Shuja Pasha, è arrivato a Washington per mettere una pezza ai rapporti che si sono logorati in fretta dopo il raid che ha ucciso Bin Laden. Non che prima andassero a braccetto, certo, ma i sospetti di Mumbai si riflettono dolorosamente su Barack Obama che offre aiuto per trovare i responsabili, ma è atterrito dal tempismo di una nuova crisi.