La manovra del governo nel dettaglio
Il governo ha posto la questione di fiducia sulla manovra nell'aula del Senato. La seduta dell'Aula si apre con l'intervento del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. Seguiranno le dichiarazioni di voto. Guarda la diretta delle votazioni al Senato
5 AGO 20

Dopo l’accelerazione sulla manovra dei conti pubblici, annunciata due giorni fa di comune accordo tra governo e opposizione, ieri è stato il momento dell’ulteriore blindatura del decreto che dovrà portare l’Italia nel 2014 al pareggio di bilancio. Il decreto “sarà approvato entro venerdì”, aveva ribadito in mattinata il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, parlando all’assemblea nazionale dell’Abi (Associazione bancaria italiana), per poi aggiungere: “E sarà rafforzato su tutto il quadriennio”, oltre che “accompagnato da chi si è preso la responsabilità di presentarlo”.
Come a dire che non ci sono dimissioni in vista per l’inquilino di via XX Settembre. Detto fatto, nel pomeriggio il ministro è arrivato in Senato – dove oggi il decreto sarà votato per la prima volta e poi inviato alla Camera dei deputati – per sciogliere gli ultimi nodi rimasti sul tavolo. Tremonti ha prima incontrato il presidente del Senato, Renato Schifani, poi i capigruppo della maggioranza.
All’interno del Pdl, infatti, non sono mancate le tensioni su alcuni aspetti del rafforzamento voluto dal governo per rassicurare ulteriormente i mercati, dopo il venerdì nero e il lunedì grigio vissuto a Piazza Affari. In particolare, secondo le indiscrezioni, avvocati e notai del Pdl sarebbero arrivati a minacciare di non votare la manovra in presenza di una forzatura sulla riforma degli ordini professionali. Al momento in cui questo giornale va in stampa, comunque, l’emendamento presentato dal relatore del decreto legge in Senato, Gilberto Picchetto Fratin (Pdl), prevedeva che, al fine di incrementare il tasso di crescita dell’economia nazionale, l’esecutivo formulerà alle categorie interessate proposte di riforma in materia di liberalizazione dei servizi e delle attività economiche; dopodiché, trascorsi 8 mesi dalla data di entrata in vigore della manovra, “ciò che non sarà espressamente regolamentato sarà libero”. C’è un’altra innovazione che riguarda il fronte pro crescita, quello che secondo molti analisti sarebbe stato finora trascurato dall’esecutivo, e riguarda le privatizzazioni: entro il 31 dicembre 2013 il ministro dell’Economia, previo parere del Comitato di consulenza globale e di garanzia per le privatizzazioni, approva, su conforme deliberazione del Consiglio dei ministri, uno o più programmi per la dismissione di partecipazioni azionarie dellosStato e di enti pubblici non territoriali. Anche questo è previsto in base a un emendamento del relatore depositato in commissione Bilancio del Senato. I programmi di dismissione, dopo l'approvazione, sarebbero poi immediatamente trasmessi al parlamento. Le modalità di alienazione, invece, sarebbero stabilite con uno o più decreti del ministero dell'Economia, nel rispetto del principio di trasparenza e di non discriminazione.
E’ stata rimodulata, inoltre, l’imposta di bollo sui conti depositi, per venire incontro all’obiettivo di non penalizzare i risparmiatori: non sarà più di 120 euro come previsto in un primo momento, ma di un importo diverso a seconda della consistenza del dossier titoli. Sulle pensoni, infine, l’opposizione ha fatto sapere, per bocca di Anna Finocchiaro, presidente del gruppo Pd al Senato, che “l’unica nota positiva riguarda l’indicizzazione delle pensioni. E grazie all’iniziativa e all'insistenza di tutte le opposizioni al Senato che abbiamo garantito un recupero dell'inflazione almeno per le pensioni fino a mille euro”. Contemporaneamente, nelle intenzioni dell’esecutivo, andrebbe anticipato al primo gennaio 2013, dal primo gennaio 2014, l’aggancio dell’età pensionabile alle aspettative di vita. Fonti parlamentari non escludono per domani il ricorso al maxiemendamento in Aula con il voto di fiducia.