Inseguire il profitto, non l’italianità

Il consiglio d’amministrazione di Telecom Italia ha respinto l’offerta di Naguib Sawiris che voleva sottoscrivere un aumento di capitale a prezzi di mercato con la motivazione – non convincente – che la società non ne ha attualmente bisogno. A cui si aggiunge l’altra che il prezzo di Borsa è meno della metà di quello a cui le ha in carico Telco, la holding formata da Telefonica, Generali, Mediobanca e Intesa Sanpaolo che controlla il gruppo.
5 AGO 20
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Il consiglio d’amministrazione di Telecom Italia ha respinto l’offerta di Naguib Sawiris che voleva sottoscrivere un aumento di capitale a prezzi di mercato con la motivazione – non convincente – che la società non ne ha attualmente bisogno. A cui si aggiunge l’altra che il prezzo di Borsa è meno della metà di quello a cui le ha in carico Telco, la holding formata da Telefonica, Generali, Mediobanca e Intesa Sanpaolo che controlla il gruppo. Telecom ha una bassa quotazione perché ha 30 miliardi di debiti e seri problemi nell’avviare l’investimento tecnologico nella rete telefonica. Motivo per cui sta negoziando con Cassa depositi e prestiti, cioè un “partner italiano”; ipotesi che peraltro ieri ha fatto salire il titolo in Borsa del 2,3 per cento. Eppure l’aumento di capitale che Sawiris si era offerto di sottoscrivere avrebbe permesso di ridurre i debiti di Telecom. In questi tempi non è facile che il capitale internazionale investa nel mezzogiorno d’Europa. E il fatto che vi sia un grande gruppo estero specializzato nella telefonia, come la Oht di Sawiris, che scommette sul rilancio di Telecom, potrebbe accrescere la fiducia del mercato nella compagnia guidata da Franco Bernabè. Ma è probabilmente proprio la circostanza che Oht è oramai uno dei leader mondiali della telefonia che ha indotto il cda di Telecom a respingere l’offerta, anche se Telco manterrebbe formalmente il controllo dell’azienda. La infastidisce il pensiero di dover discutere le strategie di Telecom con un socio internazionale di peso. La difesa italiana dell’impresa è il pretesto con cui si mantiene in vita il capitalismo di relazione che però non fa bene al capitale.