Auguri a un principe della chiesa che resterà nella storia/ 6
Il suo monito? “Dio esiste: la vita ha senso”
E’ un compleanno speciale quello che il cardinale di sant’Agnese (titolare cioè della basilica romana “fuori le mura”), Camillo Ruini, festeggia oggi e che motiva gli auguri più tradizionali e autentici: “Ad multos annos, eminentissime domine”. Speciale per gli ottant’anni, età tonda e che per i componenti del collegio cardinalizio segna l’inizio di un nuovo tempo durante il quale, a norma del motu proprio “Ingravescentem aetatem” di Paolo VI, essi sono sollevati dal compito di eleggere il successore di Pietro e dagli incarichi curiali. di Gian Maria Vian
5 AGO 20

E’ un compleanno speciale quello che il cardinale di sant’Agnese (titolare cioè della basilica romana “fuori le mura”), Camillo Ruini, festeggia oggi e che motiva gli auguri più tradizionali e autentici: “Ad multos annos, eminentissime domine”. Speciale per gli ottant’anni, età tonda e che per i componenti del collegio cardinalizio segna l’inizio di un nuovo tempo durante il quale, a norma del motu proprio “Ingravescentem aetatem” di Paolo VI, essi sono sollevati dal compito di eleggere il successore di Pietro e dagli incarichi curiali. Un’altra tappa della vita, non meno importante delle precedenti. Significativi, quasi un monito alla riflessione più interiore e vera, sono in questo senso il titolo scelto dal porporato – “Dio esiste: la vita ha un senso” – per la sua ultima conferenza prima dell’ottantesimo, giovedì sera a Bergamo, e la bella intervista pubblicata domenica scorsa dal quotidiano cattolico l’Eco di Bergamo e firmata dal direttore Ettore Ongis. Lucida come sempre, ma con accenti più essenziali: “Rimettendo Dio al centro, riscopriamo l’importanza della grazia, che ci unisce a Dio, e del peccato che invece ci allontana da Dio. La morale, la cultura e in modo diverso anche la politica non sono un’alternativa alla grazia di Dio, ma esse per prime hanno bisogno della luce e della forza interiore che vengono da Dio”.
Parole scelte con attenzione, secondo la consuetudine. Presidente della Conferenza episcopale per tre mandati, il cardinale ha infatti saputo imporsi progressivamente nella vita civile e religiosa del paese con autorevolezza e incisività, riconosciute in genere anche dagli avversari. In un periodo segnato da fenomeni rilevanti: la transizione dal regime concordatario del 1929 a quello del 1984, una trasformazione sociale e culturale profonda, l’esaurimento e la scomparsa traumatica della Dc con la dispersione politica dei cattolici in diversi schieramenti, una secolarizzazione disseminata di laicismo aggressivo, le questioni bioetiche poste dal progresso scientifico e tecnologico, il protagonismo dell’islam e, in prospettiva, di Cina e India. Avvertendo soprattutto la necessità di un confronto aperto con i laici, il cardinale Ruini ha mirato soprattutto a sostenere una rifondazione culturale e una presenza più incisiva della chiesa in Italia. Con indubbi risultati positivi. Anche se il compito è arduo, soprattutto a causa di un declino più generale negli ambiti della cultura e della politica: “Siamo in un’epoca segnata dal relativismo, o soggettivismo, un’epoca cioè – ha spiegato nell’ultima intervista – nella quale il singolo pensa di essere il centro di tutto, la misura di tutto”. Da questo punto di vista la crisi non è superata. Ma il porporato non si perde certo d’animo, e seguita come sempre a offrire il suo contributo alla chiesa e all’intera società, sostenendo il Papa.
di Gian Maria Vian
Parole scelte con attenzione, secondo la consuetudine. Presidente della Conferenza episcopale per tre mandati, il cardinale ha infatti saputo imporsi progressivamente nella vita civile e religiosa del paese con autorevolezza e incisività, riconosciute in genere anche dagli avversari. In un periodo segnato da fenomeni rilevanti: la transizione dal regime concordatario del 1929 a quello del 1984, una trasformazione sociale e culturale profonda, l’esaurimento e la scomparsa traumatica della Dc con la dispersione politica dei cattolici in diversi schieramenti, una secolarizzazione disseminata di laicismo aggressivo, le questioni bioetiche poste dal progresso scientifico e tecnologico, il protagonismo dell’islam e, in prospettiva, di Cina e India. Avvertendo soprattutto la necessità di un confronto aperto con i laici, il cardinale Ruini ha mirato soprattutto a sostenere una rifondazione culturale e una presenza più incisiva della chiesa in Italia. Con indubbi risultati positivi. Anche se il compito è arduo, soprattutto a causa di un declino più generale negli ambiti della cultura e della politica: “Siamo in un’epoca segnata dal relativismo, o soggettivismo, un’epoca cioè – ha spiegato nell’ultima intervista – nella quale il singolo pensa di essere il centro di tutto, la misura di tutto”. Da questo punto di vista la crisi non è superata. Ma il porporato non si perde certo d’animo, e seguita come sempre a offrire il suo contributo alla chiesa e all’intera società, sostenendo il Papa.
di Gian Maria Vian