Il leader della “rivoluzione antropologica”

Ebbi il piacere di passare con il cardinal Ruini quasi un’intera giornata, in occasione dell’incontro che il Centro di orientamento politico organizzò nell’ottobre 2008, sul tema: “La religione e la libertà: Stati Uniti ed Europa”. Relatore al convegno, insieme all’allora ambasciatore americano presso la Santa Sede, Mary Ann Glendon, il cardinale non solo mostrò con forbito eloquio la sua indiscussa profondità culturale ma si palesò altresì come persona dai modi semplici ma nobili, e dal pensiero chiaro e immediato. di Gaetano Rebecchini
5 AGO 20
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Ebbi il piacere di passare con il cardinal Ruini quasi un’intera giornata, in occasione dell’incontro che il Centro di orientamento politico organizzò nell’ottobre 2008, sul tema: “La religione e la libertà: Stati Uniti ed Europa”. Relatore al convegno, insieme all’allora ambasciatore americano presso la Santa Sede, Mary Ann Glendon, il cardinale non solo mostrò con forbito eloquio la sua indiscussa profondità culturale ma si palesò altresì come persona dai modi semplici ma nobili, e dal pensiero chiaro e immediato. In lui, in altre parole, vidi in controluce i caratteri del vero principe di Santa Romana Chiesa, la cui cifra è la missione per il bene comune, anche in campo sociale e civile, e non l’atteggiamento antipopolare tipico di una certa presunta élite la di cui sicumera vediamo tanto frequentemente in questi ultimi tempi. Vicario del Papa e presidente della Cei, Ruini ha rappresentato per la chiesa italiana ciò che Giovanni Paolo II ha costituito per la chiesa universale. La crisi del postconcilio, le deviazioni progressiste, il mutamento degli scenari culturali, politici e persino psicologici hanno visto entrambi, nei rispettivi ruoli, protagonisti di una riscossa che ha coinciso con un rinnovato irrompere della dimensione del sacro in un mondo che troppo presto aveva annunciato la “morte di Dio”. E come il “grande polacco” è colui che ha ridato alla chiesa cattolica l’indiscusso posto di prima autorità etico-spirituale mondiale, si deve al nostro “don Camillo” il significativo ritorno dei cattolici italiani, dopo la fine della Prima Repubblica, e quella dell’unità politica degli stessi. Simbolo di tale rinnovato protagonismo dei cattolici nella vita politica italiana fu la vittoria al referendum sulla legge 40, nel 2005. E non è un caso che contro il fronte di cattolici e laici uniti in difesa della vita e della dignità umana fin dal concepimento si fosse schierata, contro la chiesa oscurantista e fondamentalista, proprio la medesima, eterogenea armata finto bacchettona di politici, intellettuali, scrittori impegnati, comici, cantanti e via dicendo, oggi lanciata nella campagna di purificazione puritano-giacobina. Vedremo presto se gli aneliti di alta moralità di costoro sono così saldi e coerenti: la prossima settimana si avvierà infatti in Parlamento la discussione sul testamento biologico, possibile insidioso cavallo di Troia per le pratiche sponsorizzate dagli eutanasisti. Anche qui l’esempio del cardinale Ruini potrà risultare prezioso. Auguriamoci quindi che l’ottantesimo compleanno del cardinale possa coincidere, in Parlamento, con un bel regalo alla vita e alla dignità della persona umana.

di Gaetano Rebecchini