Napolitano: "Tenuta istituzionale è fuori questione"
Il giorno del grande caos
Mentre in aula è in corso il dibattito che precederà il voto di fiducia, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, intervenuto nel corso del direttivo del Anci in Campidoglio, ha detto che “la tenuta istituzionale del paese è fuori discussione”."Sappiamo – ha detto il capo dello stato – che la imminente conclusione della legislatura, e quindi l'avvicinarsi delle elezioni per il Parlamento, stanno suscitando crescenti tensioni tra le forze politiche, da oltre un anno impegnatesi nel sostenere un governo cui non partecipassero esponenti dei partiti”. Leggi Crosetto lascia gli studi di La7: "Mi sono rotto, non ho più niente da dire"
5 AGO 20

Intanto, mentre in aula è in corso il dibattito che precederà il voto di fiducia, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, intervenuto nel corso del direttivo del Anci in Campidoglio, ha detto che “la tenuta istituzionale del paese è fuori discussione”."Sappiamo – ha detto il capo dello stato – che la imminente conclusione della legislatura, e quindi l'avvicinarsi delle elezioni per il Parlamento, stanno suscitando crescenti tensioni tra le forze politiche, da oltre un anno impegnatesi nel sostenere un governo cui non partecipassero esponenti dei partiti”.
"Questa tenuta –ha ribadito Napolitano- è fuori questione, ho il dovere di riaffermarlo pubblicamente e mi sento in grado di farlo. Occorre una considerazione, quanto più obiettiva e serena possibile, del residuo programma di attività previsto nelle due Camere, delle scadenze istituzionali, anche nel senso di adempimenti normativi, che si concordi nel ritenere inderogabili, nonché dei tempi necessari e opportuni per una proficua preparazione del confronto elettorale”. “Mi riservo di compiere nelle prossime ore i conseguenti utili accertamenti", ha quindi concluso.
"Questa tenuta –ha ribadito Napolitano- è fuori questione, ho il dovere di riaffermarlo pubblicamente e mi sento in grado di farlo. Occorre una considerazione, quanto più obiettiva e serena possibile, del residuo programma di attività previsto nelle due Camere, delle scadenze istituzionali, anche nel senso di adempimenti normativi, che si concordi nel ritenere inderogabili, nonché dei tempi necessari e opportuni per una proficua preparazione del confronto elettorale”. “Mi riservo di compiere nelle prossime ore i conseguenti utili accertamenti", ha quindi concluso.
E’ attesa per le ore 16:10 la discussione alla Camera sul decreto sui tagli ai costi della politica, su cui il governo ha posto la questione di fiducia. La posizione del Pdl, stando alle indiscrezioni di queste ore, dovrebbe essere quella di un’astensione che, a differenza di quanto previsto alla Camera – dove anche gli astenuti vengono conteggiati per il raggiungimento del quorum – non garantirebbe l’approvazione del decreto.
Al momento, a Palazzo Grazioli, residenza romana di Berlusconi, è in corso una riunione dei dirigenti del Pdl a cui partecipano Cicchitto, Gasparri, La Russa, Verdini, Letta, Matteoli e Crosetto. Fissato per le ore 19 di questa sera un incontro tra il leader del Pd, Pierluigi Bersani, e quello dell’Udc, Pierferdinando Casini.
Al momento, a Palazzo Grazioli, residenza romana di Berlusconi, è in corso una riunione dei dirigenti del Pdl a cui partecipano Cicchitto, Gasparri, La Russa, Verdini, Letta, Matteoli e Crosetto. Fissato per le ore 19 di questa sera un incontro tra il leader del Pd, Pierluigi Bersani, e quello dell’Udc, Pierferdinando Casini.
A scatenare la reazione del Pdl, che questa mattina nell’Aula del Senato ha deciso di non partecipare al voto di fiducia posto dal governo sul decreto sviluppo, sono state le parole del ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera. Il ministro, ospite questa mattina alla trasmissione “Agorà”, aveva criticato l’annuncio di ieri sera dell’ex premier Silvio Berlusconi di tornare in campo: “Non posso entrare nelle dinamiche dei singoli partiti ma come Italia dobbiamo dare la sensazione che il paese va avanti. Tutto ciò che può fare immaginare al resto del mondo, ai nostri partner, che si torna indietro non è bene per l'Italia”.
Adesso però il Pdl minaccia la crisi di governo. Il testo del decreto sviluppo è comunque passato al Senato con 127 “sì”, 17 “no” e 23 astenuti. I votanti sono stati 167, e il numero legale è stato garantito da alcuni senatori del Pdl. Il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, aveva infatti annunciato: “Il Pdl non parteciperà al voto, pur garantendo il numero legale. Questo nostro comportamento vuole esprimere, nelle forme regolamentari consentite, il passaggio del nostro gruppo a una posizione di astensione nei confronti del governo".
Ma il capogruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro, adesso chiede al premier Mario Monti di salire al Quirinale: “Se il principale partito della strana maggioranza non vota la fiducia e lo fa in modo irresponsabile, in un momento delicatissimo per il paese, vuol dire che il governo non ha più la maggioranza. Il problema politico è di una rilevanza senza limiti. Io credo che Monti debba salire al Colle come richiede la prassi". Su Twitter il segretario della Lega, Roberto Maroni, ha commentato: “Il governo Monti non ha piú la maggioranza al Senato: dimissioni subito”. Mentre per il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, “siamo all'irresponsabilità allo stato puro'. Qualcuno vuole riportare alla follia di dove eravamo, così è tornato Berlusconi”.
Il leader del Pd e candidato premier per il centrosinistra, Pier Luigi Bersani, ha detto: “Bisogna capire se si è trattato di una astensione su un voto o di una astensione politica. Oggi incontrerò i nostri capigruppo e faremo il punto. Stasera sarà chiaro in un senso o in un altro se ci sarà una crisi di governo”. Alle ore 15 lo spread ha toccato quota 324 dopo aver sfiorato quota 330. Le maggiori piazze economiche europee sono in frenata e Milano è in calo. Il cambio Euro-Dollaro, sempre alle ore 15, era fermo a quota 1,3032.
Adesso però il Pdl minaccia la crisi di governo. Il testo del decreto sviluppo è comunque passato al Senato con 127 “sì”, 17 “no” e 23 astenuti. I votanti sono stati 167, e il numero legale è stato garantito da alcuni senatori del Pdl. Il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, aveva infatti annunciato: “Il Pdl non parteciperà al voto, pur garantendo il numero legale. Questo nostro comportamento vuole esprimere, nelle forme regolamentari consentite, il passaggio del nostro gruppo a una posizione di astensione nei confronti del governo".
Ma il capogruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro, adesso chiede al premier Mario Monti di salire al Quirinale: “Se il principale partito della strana maggioranza non vota la fiducia e lo fa in modo irresponsabile, in un momento delicatissimo per il paese, vuol dire che il governo non ha più la maggioranza. Il problema politico è di una rilevanza senza limiti. Io credo che Monti debba salire al Colle come richiede la prassi". Su Twitter il segretario della Lega, Roberto Maroni, ha commentato: “Il governo Monti non ha piú la maggioranza al Senato: dimissioni subito”. Mentre per il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, “siamo all'irresponsabilità allo stato puro'. Qualcuno vuole riportare alla follia di dove eravamo, così è tornato Berlusconi”.
Il leader del Pd e candidato premier per il centrosinistra, Pier Luigi Bersani, ha detto: “Bisogna capire se si è trattato di una astensione su un voto o di una astensione politica. Oggi incontrerò i nostri capigruppo e faremo il punto. Stasera sarà chiaro in un senso o in un altro se ci sarà una crisi di governo”. Alle ore 15 lo spread ha toccato quota 324 dopo aver sfiorato quota 330. Le maggiori piazze economiche europee sono in frenata e Milano è in calo. Il cambio Euro-Dollaro, sempre alle ore 15, era fermo a quota 1,3032.