I dividendi della crisi
E’ evidente che uno dei fattori principali che hanno concorso a creare le condizioni in cui si è sviluppato l’attacco al debito italiano è l’incertezza sull’approvazione di una consistente manovra finanziaria di salvaguardia dei conti pubblici. Le forze politiche presenti in Parlamento possono scegliere tra l’attribuire all’avversario la responsabilità di questa situazione o accordarsi per rimuoverla al più presto possibile.
5 AGO 20

E’ evidente che uno dei fattori principali che hanno concorso a creare le condizioni in cui si è sviluppato l’attacco al debito italiano è l’incertezza sull’approvazione di una consistente manovra finanziaria di salvaguardia dei conti pubblici. Le forze politiche presenti in Parlamento possono scegliere tra l’attribuire all’avversario la responsabilità di questa situazione o accordarsi per rimuoverla al più presto possibile. Per le opposizioni questa seconda scelta, ovviamente la migliore per il paese, costerebbe la rinuncia a una guerriglia di emendamenti che metterebbe alla prova, per l’ennesima volta, la tenuta di una maggioranza che comunque alla fine reggerebbe.
Per il governo il costo sarebbe quello di rinunciare a una prova di autosufficienza e, nel merito, la rinuncia al voto di fiducia se si concorda con le opposizioni un pacchetto ridotto di emendamenti che non mettano a rischio il saldo dell’operazione. I costi politici, tutto sommato, sono inferiori ai vantaggi che ne potrebbe ricavare l’economia nazionale e anche la credibilità della politica. Le dichiarazioni di intenti dei vari leader sono incoraggianti, alludono tutti alla responsabilità nazionale, il che dà l’occasione al premier per verificarne la sincerità, discutendo i tempi e se possibile i contenuti dell’approvazione della manovra e magari anche raccogliendo opinioni su alcune nomine imminenti, da quella del presidente della Banca d’Italia a quella del comandante della Guardia di Finanza. Un governo capace di dialogare – con chi voglia davvero farlo – non è più debole, soprattutto se riesce a ottenere aiuti non per sé ma per salvare l’Italia da un pericolo reale.
Per il governo il costo sarebbe quello di rinunciare a una prova di autosufficienza e, nel merito, la rinuncia al voto di fiducia se si concorda con le opposizioni un pacchetto ridotto di emendamenti che non mettano a rischio il saldo dell’operazione. I costi politici, tutto sommato, sono inferiori ai vantaggi che ne potrebbe ricavare l’economia nazionale e anche la credibilità della politica. Le dichiarazioni di intenti dei vari leader sono incoraggianti, alludono tutti alla responsabilità nazionale, il che dà l’occasione al premier per verificarne la sincerità, discutendo i tempi e se possibile i contenuti dell’approvazione della manovra e magari anche raccogliendo opinioni su alcune nomine imminenti, da quella del presidente della Banca d’Italia a quella del comandante della Guardia di Finanza. Un governo capace di dialogare – con chi voglia davvero farlo – non è più debole, soprattutto se riesce a ottenere aiuti non per sé ma per salvare l’Italia da un pericolo reale.