Crosetto lascia gli studi di La7: "Mi sono rotto, non ho più niente da dire"

"Preferisco alzarmi perché non ho più niente da dire sul tema e non voglio continuare a parlare del vuoto. E' una giornata di scelte importanti che non si fanno di mattina alle 8.30 dopo quello che è successo ieri, che ha una rilevanza fondamentale: è finito il tempo in cui si possono servire due padroni, o si sta da una parte o si sta dall'altra. Io ho deciso dove stare e vorrei farlo con alcuni colleghi perché abbia un significato politico e non è giusto che abusi della mia presenza qua oggi". Con queste parole Guido Crosetto, ospite questa mattina della trasmissione "Omnibus", ha deciso di lasciare gli studi di La7.
5 AGO 20
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"Preferisco alzarmi perché non ho più niente da dire sul tema e non voglio continuare a parlare del vuoto. E' una giornata di scelte importanti che non si fanno di mattina alle 8.30 dopo quello che è successo ieri, che ha una rilevanza fondamentale: è finito il tempo in cui si possono servire due padroni, o si sta da una parte o si sta dall'altra. Io ho deciso dove stare e vorrei farlo con alcuni colleghi perché abbia un significato politico e non è giusto che abusi della mia presenza qua oggi". Con queste parole Guido Crosetto, ospite questa mattina della trasmissione "Omnibus", ha deciso di lasciare gli studi di La7.
"Non me la sento di stare in una trasmissione in cui non posso dire niente. Ritengo che quello che è successo ieri sera mi interroghi e mi faccia fare delle scelte che non è giusto che annunci a nome del Pdl, perché sono qui perché sono del Pdl". "Scusatemi, vi ringrazio dell'invito, ma me ne vado, non me la sento di continuare: siccome ho l'abitudine di dire tutto quello che penso e di dirlo magari anche in modo spiacevole, ritengo che sia giusto per me fare una riflessione, anche con altre persone, perché io mi sono stufato, mi sono rotto, ma voglio che questa cosa molto personale diventi anche un dato politico", ha spiegato Crosetto.
Il mese scorso il deputato del Pdl in un'intervista al Foglio affermava: "Se falliamo le primarie possiamo chiudere bottega anche subito, e le stiamo costruendo male. […] Faccio una previsione, magari sbaglio, ma arriveremo al 16 dicembre immersi fino al collo nella confusione, con un vuoto di programmi e di proposte, mentre ancora rimane sospesa pure l’ipotesi di sciogliere tutto”. A quel punto qualcuno potrebbe chiamare in soccorso il Cavaliere per salvare il partito che affoga, incapace di nuotare da solo. Come sarebbe? “Boom”. Elettorale? “Esplosivo” [continua a leggere l'articolo di Salvatore Merlo]