Claudio Cerasa e i cinque punti
5 AGO 20

Sono: tagli alla spesa pubblica, contrattazione aziendale, nuovo contrattodi lavoro, riforma del Senato e ovviamente la riforma del fisco. Beh, nonsono cinque punti, ma il necessario percorso per la rottamazione di unsistema costruito negli ultimi cinquantanni. Un edificio senza fondamentaeconomiche che potessero produrre risorse per sostenersi, fatto conmateriali diversi, eterogenei, incompatibili tra loro, tenuti insieme soloda un irresponsabile uso della spesa pubblica, dal ricorso all'indebitamentoe da uno stato di conflitto politico permanente che ha impedito laformazione del “senso del bene comune”, annullato un già traballante“senso dello Stato” e permesso la nascita di potentati regionali, dilobby economiche e sindacali. Tutti centri di potere e d’interdizionetenacemente corporativi. Aggiungiamo un modo di fare informazione che sialimenta e trova spazio nelle campagne mediatiche da buco della serratura,nei gossip, nelle insinuazioni, sull'indignazione a gogò, selezionata epilotata e, il cerchio si chiude. N’è derivato un insieme che non haniente di unitario: a ciascuno il suo orticello rigidamente delimitato eferocemente difeso. Questo sistema è diventato costume e ha coinvoltomilioni e milioni di persone. L’aria di scetticismo, di contrasto ed’avversione che circonda Renzi nasce da lì. Ha ragione Cerasa, quandodovrà affondare nel corpaccione putrido, ne vedremo delle belle. Avràtutti contro perché la difesa degli orticelli sarà all'ultimo sangue.Dalla luna di miele a quella di fiele. L’Europa, la Merkel e via cantando,sarebbero stati ben lieti di non entrare nelle nostre beghe, ce li abbiamotirati dentro noi. Il fumo ci fa male, invece di cercare di ridurlospontaneamente, ce la prendiamo col medico che ce lo dice. La Cgilinsorge:” E’attacco al sistema pubblico”. Già, la mucca sacra. Lavera forza di Renzi è legata alla compattezza che il Pd avrà, o non avrà,nel seguirlo e sostenerlo.