Preferenze referendarie

La riforma della legge elettorale, che avrebbe dovuto essere il collante tra le opposizioni e, persino, l’obiettivo programmatico di un governo ribaltonista, è diventata invece un elemento di aspra divisione tra i partiti e all’interno dei partiti di opposizione. A luglio il direttivo democratico aveva approvato all’unanimità un bizzarro progetto di riforma, con un pezzo di doppio turno quasi francese, un pezzo di proporzionale tedesco con sbarramento e persino un rimasuglio di proporzionale puro per far contenti i cespuglietti dell’estrema sinistra.
4 AGO 20
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La riforma della legge elettorale, che avrebbe dovuto essere il collante tra le opposizioni e, persino, l’obiettivo programmatico di un governo ribaltonista, è diventata invece un elemento di aspra divisione tra i partiti e all’interno dei partiti di opposizione. A luglio il direttivo democratico aveva approvato all’unanimità un bizzarro progetto di riforma, con un pezzo di doppio turno quasi francese, un pezzo di proporzionale tedesco con sbarramento e persino un rimasuglio di proporzionale puro per far contenti i cespuglietti dell’estrema sinistra.
A questo pasticcio si sono ribellati sia i proporzionalisti, che hanno proposto un referendum, sia i maggioritari, che ne hanno proposto un altro, firmato ora da Prodi, Bindi, Veltroni e Fassino. L’obiettivo proclamato è ritornare al “mattarellum”. E’ assai improbabile che la consulta ammetta il quesito. Ma quel che conta per i promotori è riaffermare il principio della democrazia bipolare, il che è un bene, e mettere nei guai Bersani e seppellire la sua aspirazione a un’intesa con il Terzo polo, il che esprime solo un ristretto interesse di un’area di partito.
D’altra parte la resistenza dell’area cattolica del Pd legata a Fioroni e quella dell’Udc (non del terzo polo visto che anche Fli sul referendum si è spaccato) sono arroccate sul tema della reintroduzione delle preferenze, nella convinzione forse che questo consentirebbe ai cattolici organizzati di pesare molto sugli esiti elettorali. I dati sui voti europei o regionali, dove le preferenze ci sono, dicono che contano i gruppi organizzati all’interno di ciascun polo, compresi quelli cattolici, mentre l’influenza di posizioni equidistanti è pressoché nulla.