Oltre il paravento monetario
La Bundesbank, nel suo rapporto mensile, ha argomentato – sulla base dei dati del primo semestre – che l’economia tedesca è tornata al livello normale di utilizzo della capacità produttiva e che pertanto nel secondo semestre crescerà a un tasso normale. Ha aggiunto poi, e questo ci riguarda anche più da vicino, che l’impegno della Banca centrale a mantenere stabile l’attuale tasso di interesse non può essere interpretato come impegno incondizionato, perché l’Istituto deve perseguire la stabilità monetaria. In Germania è in corso la campagna elettorale per le votazioni del Parlamento federale e questo ragionamento comporta una critica implicita alla cancelliera Angela Merkel per aver lasciato “troppa autonomia decisionale” al board della Bce e al suo presidente Mario Draghi.
4 AGO 20

La Bundesbank, nel suo rapporto mensile, ha argomentato – sulla base dei dati del primo semestre – che l’economia tedesca è tornata al livello normale di utilizzo della capacità produttiva e che pertanto nel secondo semestre crescerà a un tasso normale. Ha aggiunto poi, e questo ci riguarda anche più da vicino, che l’impegno della Banca centrale a mantenere stabile l’attuale tasso di interesse non può essere interpretato come impegno incondizionato, perché l’Istituto deve perseguire la stabilità monetaria. In Germania è in corso la campagna elettorale per le votazioni del Parlamento federale e questo ragionamento comporta una critica implicita alla cancelliera Angela Merkel per aver lasciato “troppa autonomia decisionale” al board della Bce e al suo presidente Mario Draghi. La Bundesbank, certo, non dovrebbe interferire nelle decisioni della Banca centrale europea e pertanto il suo intervento su ciò che essa dovrà fare in futuro è inopportuno.
Tuttavia il Sole 24 Ore, il Messaggero e altri giornali sono andati più in là nella critica alla Bundesbank, entrando nel merito della questione in modo da lasciar supporre che, davvero, la Bce – anche qualora ci fossero sintomi inflazionisti, per ora non in vista – dovrebbe mantenere il tasso attuale dello 0,5 per cento per dare respiro alle economie che non riescono a conseguire una crescita apprezzabile e non sono, perciò, in grado di contenere la disoccupazione. Dopo i dati delle scorse settimane, che sembravano confermare l’avvio di una ripresa dell’economia reale perfino nel settore dell’auto, siamo tornati a contemplare i dati negativi delle Borse europee (ieri Milano ha chiuso a meno 1,4). Questo perché i “barlumi” di ripresa non equivalgono alla risoluzione dei problemi di competitività delle fabbriche ubicate in Europa, e in Italia soprattutto. Le riforme per rendere autorevole l’esecutivo e mettere il Parlamento al riparo da interventi giudiziari destabilizzanti, quelle per dare flessibilità all’economia, non possono essere surrogate da una espansione monetaria che ci darebbe solo un modesto respiro in un quadro sostanziale di stagflazione e impedirebbe in Europa un processo di crescita equilibrata. La Bce non lo consentirebbe, su questo la BuBa ha ragione. E’ alla lettera della Bce del 2011 che bisogna ancora rispondere. Una differenza di tasso di 0,25 o di 0,50 non cambia le cose.