Ad alto rischio
Obama ha scambiato gli imperativi morali con la strategia perdente del “buck passer”
Barack Obama copre la riluttanza in Siria con motivazioni di taglio strategico e reitera imperativi morali che a forza di essere ripetuti sono diventati ottativi. Per il politologo Stephen Walt il presidente è un “buck passer”, uno che prende tempo scaricando le responsabilità della minaccia sugli attori che sono direttamente messi in pericolo. Bashar el Assad e i suoi protettori iraniani sono minacce dirette per Israele, non per gli Stati Uniti. Rimane però il problema dell’imperativo: quanto può reggere uno schema in cui l’America fa il tifo per la parte giusta della storia e non muove un dito quando la parte sbagliata massacra decine di migliaia di persone? Raineri Conferenza di pace sulla Siria what? Putin vende missili ad Assad
4 AGO 20

New York. Barack Obama copre la riluttanza in Siria con motivazioni di taglio strategico e reitera imperativi morali che a forza di essere ripetuti sono diventati ottativi. Per il politologo Stephen Walt il presidente è un “buck passer”, uno che prende tempo scaricando le responsabilità della minaccia sugli attori che sono direttamente messi in pericolo. Bashar el Assad e i suoi protettori iraniani sono minacce dirette per Israele, non per gli Stati Uniti. Rimane però il problema dell’imperativo: quanto può reggere uno schema in cui l’America fa il tifo per la parte giusta della storia e non muove un dito quando la parte sbagliata massacra decine di migliaia di persone? Matthew Waxman, professore alla scuola di legge della Columbia, si è occupato di detenzione e interventi militari nell’Amministrazione Bush e ha visto da dentro il groviglio di contraddizioni dottrinarie che si è creato con l’arrivo di Obama.
Al Foglio dice che i massacri di Assad stanno uccidendo anche la credibilità di Washington: “Le atrocità del governo siriano riducono la portata politica dei governi che le condannano a parole senza poi intervenire. Storicamente, in questi casi la volontà politica e diplomatica non è sufficiente per generare un’azione adeguata, perché i rischi e i costi di un intervento massiccio sono troppo alti per gli stati che sarebbero in grado di intervenire”, dice Waxman. Fissare “linee rosse” per l’intervento senza poi passare all’azione è stata “una scommessa pericolosa per gli Stati Uniti: significa permettere ad Assad di mettere alla prova Washington per trovare i punti deboli”. In fondo la prudenza strategica di Obama non è nemmeno poi tanto strategica. Del resto, se il regime di Assad applaude i progressi fatti nell’incontro fra il segretario di stato, John Kerry, e il ministro degli Esteri di Mosca non significa che il governo di Damasco si sia improvvisamente ammorbidito. E’ Washington che ha ceduto metri in una trattativa che non potrà portare da nessuna parte, dice Waxman, senza la benedizione del Consiglio di sicurezza dell’Onu e dei suoi membri filosiriani.