Il terzismo floscio

Il Corriere della Sera non è Repubblica, certo, ma ancora una volta non si mostra all’altezza di quello che dovrebbe essere il Corriere della Sera. Cioè giornale per eccellenza della “borghesia nazionale”, rappresentante senza infingimenti dei poteri forti – o presunti tali – di questo paese che spesso ne sono editori, tribuna possibilmente solida da cui far affacciare anche voci liberali e non arrendevoli che altrove avrebbero ben poca ospitalità.
4 AGO 20
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Il Corriere della Sera non è Repubblica, certo, ma ancora una volta non si mostra all’altezza di quello che dovrebbe essere il Corriere della Sera. Cioè giornale per eccellenza della “borghesia nazionale”, rappresentante senza infingimenti dei poteri forti – o presunti tali – di questo paese che spesso ne sono editori, tribuna possibilmente solida da cui far affacciare anche voci liberali e non arrendevoli che altrove avrebbero ben poca ospitalità. Intendiamoci, da quando la Cassazione ha confermato la sentenza di condanna di Silvio Berlusconi per evasione fiscale, il quotidiano di Via Solferino diretto da Ferruccio de Bortoli non ha preso armi e bagagli per partire verso l’onirico mondo di quanti ora auspicano apertamente la cancellazione dalla vita pubblica di Berlusconi, del berlusconismo e dei suoi milioni di voti, nascondendosi meschinamente dietro “l’atto dovuto” che segue una condanna penale. Sul Corriere hanno scritto infatti, con argomenti coraggiosi, Michele Ainis, Angelo Panebianco, Piero Ostellino e ieri anche l’ambasciatore Sergio Romano. Quest’ultimo ha osservato semplicemente che “nessuno può dimenticare che la cacciata di Berlusconi dal Senato avrebbe effetti politici”, e che a “delegittimare il leader di un partito” si corre il legittimo rischio che questo si consideri “punito, offeso, vittima di una strategia ostile”. Tutto ovvio, e per questo un po’ rivoluzionario per i nostri standard. Tuttavia il baco del Corriere, e del suo terzismo, è nella conseguenza che si fa discendere da questo tipo di ragionamento: l’ovvio è ovvio – scrivono – ma il Cav. faccia un passo indietro in nome del bene superiore chiamato “governo Letta”. Così anche il Corriere si mostra troppo sognante. Come se il mondo fosse quello descritto strumentalmente da Repubblica, che un giorno elogia il “governo di servizio” (soprattutto per firma di Eugenio Scalfari), il giorno dopo invita a un atteggiamento da questurini aggrappati a un episodio penale (Ezio Mauro di ieri), e poi tra un inciso e l’altro infierisce sull’antropologia da minus habens di milioni di italiani (Scalfari e tutti gli altri assieme, svelando il loro vero intento). Come se Berlusconi a febbraio non fosse arrivato a un decimale dal vincere le elezioni per la terza volta in vent’anni, come se lui non fosse stato il primo, assieme al Quirinale, a propugnare un governo di larghe intese. I nostri terzisti si appiattirono a certi schemi conformisti già ai tempi di Mario Monti, perdendo l’occasione di sostenere e cavalcare uno spericolato tentativo riformatore e tecnocratico. Se oggi non proveranno a reagire agli strascichi di una “guerra civile fredda” ventennale e non perseguiranno una qualche forma di vera pacificazione nazionale, dimostreranno ancora una volta di che pasta sono fatti. Floscia.