E ti tirano Di Pietro
Gli argomenti impiegati da Antonio Di Pietro nella sua insistente polemica con il Quirinale sono semplicemente ridicoli. Il capo dello stato, secondo lui, dovrebbe violare sistematicamente i vincoli costituzionali del suo mandato, assumendo la guida politica di una battaglia contro il governo in carica, che sarebbe, chissà perché, illegittimo.
4 AGO 20

La caparbietà con la quale Di Pietro conduce la sua campagna, che suscita dubbi anche tra i suoi sostenitori e che non mobilita che qualche dozzina di aficionados, come si è visto nel tragicomico “assedio” al Quirinale, richiede una spiegazione. Di Pietro sa benissimo che nell’aggressione a Napolitano è completamente isolato, sa anche che non ha alcuna probabilità di ottenere, con le sue sgangherate pressioni, un cambiamento di atteggiamento della presidenza. Sa anche, però, che il Partito democratico, che sopporta pazientemente le sue provocazioni, sul punto cruciale della difesa del colle non può transigere.
Probabilmente è quello che l’ex pm cerca: un casus belli che gli consenta di rompere con l’ex alleato, presentandosi come vittima di una discriminazione. Pensa di potersi annettere una quota rilevante dell’elettorato di un partito che considerava talmente scombiccherato da dover subire il dileggio di Beppe Grillo. La recita del solito copione antiberlusconiano non gli basta più. Di Pietro che dice che il governo è fascista non fa più notizia. Invece l’attacco a Napolitano consente di concentrare l’attenzione dei media persino su una manifestazione misera come quella che ha inscenato al Quirinale. In questo modo Di Pietro spera che il confronto interno al Pd si polarizzi tra chi sta con lui e chi preferirebbe allearsi con l’Udc. Una speranza che lo scarso coraggio dei dirigenti democratici rende credibile.