Presidenti contro
La candidata mascherata di Fini e le maschere del Cav.
Botte da orbi. Gianfranco Fini, presidente della Camera, contro Renato Schifani, presidente del Senato: “Perché solo oggi ha ritenuto urgente la sostituzione del senatore Paolo Amato in commissione di Vigilanza Rai? Schifani chiarisca rapidamente”. E’ uno scontro istituzionale abbastanza inedito intorno alle nomine nella tv di stato. Succede che il senatore Paolo Amato del Pdl da alcuni giorni, in Vigilanza Rai, votava in difformità dalle indicazione del suo partito: prima in silenzio, coperto dal segreto dell’urna, poi, una volta scoperto dal capogruppo Maurizio Gasparri, rivendicando invece un voto “secondo coscienza”.
3 AGO 20

Botte da orbi. Gianfranco Fini, presidente della Camera, contro Renato Schifani, presidente del Senato: “Perché solo oggi ha ritenuto urgente la sostituzione del senatore Paolo Amato in commissione di Vigilanza Rai? Schifani chiarisca rapidamente”. E’ uno scontro istituzionale abbastanza inedito intorno alle nomine nella tv di stato. Succede che il senatore Paolo Amato del Pdl da alcuni giorni, in Vigilanza Rai, votava in difformità dalle indicazione del suo partito: prima in silenzio, coperto dal segreto dell’urna, poi, una volta scoperto dal capogruppo Maurizio Gasparri, rivendicando invece un voto “secondo coscienza”. Per l’esattezza il voto secondo coscienza andava a Flavia Piccoli Nardelli, la candidata di Fli, cioè la candidata di Gianfranco Fini (il presidente della Camera che ha una nota liaison politica con Beppe Pisanu, che è, guarda caso, anche il padrino politico del suddetto senatore Amato). Quando nel Pdl – martedì sera – hanno capito cosa stava succedendo, ovvero quando Gasparri ha mostrato a Berlusconi il filo diretto che porta dallo sconosciuto senatore Amato fino al presidente della Camera Fini, allora a quel punto sono scattate le contromisure urgenti. Rischiavano infatti un capovolgimento degli equilibri alla Rai. E’ stato a quel punto deciso che Amato andava messo fuori. Così Schifani, con una mossa legittima in punta di regolamento, ha sostituito Amato con Pasquale Viespoli. Mossa legittima, si diceva, perché in Vigilanza il gruppo parlamentare di Viespoli, che si chiama “Coesione nazionale”, non era rappresentato. E la sua assenza costituiva nei fatti una violazione della legge. D’altra parte Fini non contesta a Schifani la legittimità del provvedimento, ma si chiede con malizia quale fosse “l’urgenza di effettuare questa sostituzione proprio oggi”. Una domanda retorica, perché il presidente della Camera, essendo proprio lui con Casini e Pisanu il regista del tentativo di modificare gli equilibri in Vigilanza Rai, conosce benissimo le ragioni “dell’urgenza”. Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd, ha denunciato “una forzatura illegittima” da parte del presidente del Senato. Si dimentica, Finocchiaro, che di forzature Schifani finora ne ha fatta soprattutto una: ha mantenuto Massimo D’Alema a capo del Copasir, malgrado quell’incarico spetti a un rappresentante dell’opposizione. Poiché il Pd, assieme a Pdl e Udc, appartiene alla maggioranza che sostiene il governo tecnico, da quando si è insediato Mario Monti la presidenza del Copasir dovrebbe essere affidata alla Lega o all’Idv.
“Dobbiamo puntare sul Pdl e non disperdere voti con le liste civiche. Monti va incalzato su un programma preciso, e se non lo rispetta…”. Questa, in sintesi, è la maschera che martedì notte il Cavaliere ha indossato di fronte alla nomenclatura del suo partito: Maurizio Gasparri, Fabrizio Cicchitto, Denis Verdini, Ignazio La Russa, Gaetano Quagliariello e Angelino Alfano. Maschera, perché nel Pdl c’è anche il Silvio Berlusconi che parla con Franco Frattini (“Ormai il Cavaliere sa che deve abbracciare Monti e che non deve lasciarlo alla sinistra”) e infine c’è pure il Cavaliere che ispira Daniela Santanchè (“E’ inevitabile che lo spread faccia piazza pulita del professor Monti. Alle prossime elezioni mi candido io”). Quale dei tre sia il Berlusconi vero non lo sa nessuno. La cosa più probabile, verosimile, è che tutti e tre i Berlusconi in circolazione siano veri (e dunque tutti in qualche misura apocrifi). La verità è che nulla è stato deciso. Il Cav. è ancora incerto sia sulla forma con la quale il centrodestra si dovrà presentare alle elezioni, sia sulla natura dei suoi rapporti con il governo tecnico. Martedì notte, con “quelli del partito”, ha parlato molto di Vigilanza Rai e un po’ dei negoziati con il Pd sulla riforma della legge elettorale. Ne ha ricavato, pare, un’impressione di vaghezza assoluta. La riforma elettorale è più che al palo.
“Dobbiamo puntare sul Pdl e non disperdere voti con le liste civiche. Monti va incalzato su un programma preciso, e se non lo rispetta…”. Questa, in sintesi, è la maschera che martedì notte il Cavaliere ha indossato di fronte alla nomenclatura del suo partito: Maurizio Gasparri, Fabrizio Cicchitto, Denis Verdini, Ignazio La Russa, Gaetano Quagliariello e Angelino Alfano. Maschera, perché nel Pdl c’è anche il Silvio Berlusconi che parla con Franco Frattini (“Ormai il Cavaliere sa che deve abbracciare Monti e che non deve lasciarlo alla sinistra”) e infine c’è pure il Cavaliere che ispira Daniela Santanchè (“E’ inevitabile che lo spread faccia piazza pulita del professor Monti. Alle prossime elezioni mi candido io”). Quale dei tre sia il Berlusconi vero non lo sa nessuno. La cosa più probabile, verosimile, è che tutti e tre i Berlusconi in circolazione siano veri (e dunque tutti in qualche misura apocrifi). La verità è che nulla è stato deciso. Il Cav. è ancora incerto sia sulla forma con la quale il centrodestra si dovrà presentare alle elezioni, sia sulla natura dei suoi rapporti con il governo tecnico. Martedì notte, con “quelli del partito”, ha parlato molto di Vigilanza Rai e un po’ dei negoziati con il Pd sulla riforma della legge elettorale. Ne ha ricavato, pare, un’impressione di vaghezza assoluta. La riforma elettorale è più che al palo.