Clinton in rampa

Ash Carter e Bill Perry erano due pezzi grossi della Difesa ai tempi di Bill Clinton. Due anni e mezzo fa hanno scritto sul Washington Post che era necessario “bombardare e distruggere” i nuovi missili nordcoreani prima che il regime di Pyongyang avesse il tempo di testarli. Oggi Hillary Clinton è neosegretario di stato e il suo “stress test” arriva dagli stessi missili, in una nuova versione.
3 AGO 20
Ultimo aggiornamento: 20:22
Immagine di Clinton in rampa
L’americano Selig Harrison dice al Washington Post che tutto il plutonio in mano alla Corea del nord ormai è stato “armato”. Il capo del programma Asia al Centro per la politica internazionale ha appena proposto al caponegoziatore del ministero degli Esteri di Pyongyang, Li Gun, di fare un grande scambio: “Noi firmiamo con voi la pace per la guerra di Corea, ancora in sospeso dal ’53, normalizziamo le relazioni economiche e diplomatiche e cominciano un programma di aiuti massiccio. In cambio voi consegnate all’Agenzia internazionale per l’energia atomica i 31 chilogrammi di plutonio che avete”. La quantità è sufficiente a per quattro o cinque bombe atomiche, a seconda del grado del plutonio e della potenza dell’ordigno. “Spiacente – si è sentito rispondere Harrison – ormai quei 31 chilogrammi li abbiamo tutti ‘armati’”. Li Gun non ha definito bene che cosa intende per “armati”, ma al posto suo lo ha fatto il generale Ri Chan Bok: “Ne abbiamo fatto testate per missili”.
Al momento del primo test, nel giugno 2006, l’allora segretario di stato Condoleezza Rice aveva preso in considerazione l’intervento aereo suggerito dai due clintoniani, e il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite aveva emanato la sua risoluzione più dura contro Pyonyang, la 1.718. Ma poi si era deciso di non agire, fissando la nuova linea rossa da non varcare a un eventuale test avanzato. Quello che dovrebbe arrivare entro tre settimane. Ieri l’ex ambasciatore americano alle Nazioni Unite, il falco John Bolton, ha attaccato il segretario Clinton con un editoriale feroce sul Los Angeles Times. “Sembra non capisca la minaccia che viene da Pyongyang, speriamo che il suo viaggio in Asia serva a qualcosa”, e “l’atteggiamento ingenuo e innocente del neosegretario è potenzialmente più dannoso anche della sua linea, che s’affida solo alla necessità di ‘ritornare al tavolo’”.
Per ora, il potere immobile di Pyongyang dimostra di saper giocare con più forza le sue carte. Non soltanto con i test missilistici, fatti coincidere con quelli iraniani.
Il regime ha salutato l’inizio dell’Amministrazione Obama azzerando gli accordi bilaterali con la Corea del sud e riportando la situazione al 1991, quando aveva il pieno diritto di armarsi con programmi missilistici e nucleari. Stracciando gli accordi, vuole anche costringere gli stati al tavolo a sei a cambiare strategia di negoziato. Ora l’alleanza fra Stati Uniti e Corea del sud è diventata un ostacolo per eventuali accordi bilaterali tra Pyongyang e Washington. E’ una mossa ricorrente del repertorio nordcoreano – i generali s’ispirano alle raccomandazioni scritte di Lenin – per dividere il fronte opposto e costringere i suoi membri a rinegoziare su vecchie questioni con nuovi accordi.