Cielo d’Islanda

Quando tutto va male, il capo vi maltratta con intento discriminatorio, vostro marito lascia la spazzatura nell’ingresso, il vostro amante si chiude in camera a telefonare alla moglie, al semaforo un tizio vi urla: chi ti ha dato la patente, la vispa Teresa?, e le vicine di ombrellone vi disapprovano in quanto madri assenti, le baby sitter vi disapprovano in quanto madri incoerenti, i colleghi vi dileggiano in quanto madri ossessive e l’idraulico prima di accettare la chiamata d’emergenza chiede se c’è un uomo in casa perché le donne non capiscono niente e lui non ci vuole parlare (rinnegando alcuni decenni di leggende erotiche), significa che è arrivato il momento di trasferirsi in Islanda.
3 AGO 20
Immagine di Cielo d’Islanda
Quando tutto va male, il capo vi maltratta con intento discriminatorio, vostro marito lascia la spazzatura nell’ingresso, il vostro amante si chiude in camera a telefonare alla moglie, al semaforo un tizio vi urla: chi ti ha dato la patente, la vispa Teresa?, e le vicine di ombrellone vi disapprovano in quanto madri assenti, le baby sitter vi disapprovano in quanto madri incoerenti, i colleghi vi dileggiano in quanto madri ossessive e l’idraulico prima di accettare la chiamata d’emergenza chiede se c’è un uomo in casa perché le donne non capiscono niente e lui non ci vuole parlare (rinnegando alcuni decenni di leggende erotiche), significa che è arrivato il momento di trasferirsi in Islanda. O almeno di minacciarlo. Nonostante piova quasi ogni giorno, nevichi anche d’estate e il sole di mezzanotte sia bello da vedere al massimo due volte, poi annoia: la supremazia femminile vale bene un po’ di depressione. L’Islanda è l’isola delle donne, lì il femminismo ha vinto: abituate nei secoli a stare da sole, mentre i mariti andavano a pescare, le islandesi hanno fatto squadra, si conoscono tutte, essendo l’Islanda il paese meno popolato d’Europa (trecentoventimila abitanti), lottano l’una per l’altra invece di sentirsi in continua competizione fra sorelle, e hanno dettato le loro regole. Un reportage del Monde che chiede: “L’Islanda è un vero paradiso delle donne?”, risponde anche sì, ci siamo quasi, basta spazzare via gli ultimi, pallidi residui di maschilismo (resistono ancora le disparità di stipendio), e “le donne devono vigilare per evitare che gli uomini prendano tutti i poteri”, si è detto dopo che alle elezioni dello scorso trenta giugno ha vinto un uomo. Ma il primo ministro è donna, è stata appena nominata una donna vescovo, le ragazze vanno al lavoro mentre gli uomini restano a casa a cambiare pannolini e a ritagliare cappelli di pannolenci per le recite scolastiche, quasi la metà dei parlamentari sono donne, e c’è una legge che vieta ogni commercio che implichi nudità: tutti i club di striptease e di lap dance hanno chiuso.
Le aziende islandesi con più di cinquanta dipendenti dovranno avere, dal 2013, almeno il quaranta per cento di manager donne. “Una donna può e deve fare quello che vuole”, è il motto delle ragazze d’Islanda, in cima a ogni classifica di benessere. Che significa, allora, essere uomini in Islanda? A parte essersi presi la colpa della crisi economica del 2008, devono stare molto attenti a non dire nulla di vagamente maschilista. “Una madre deve stare a casa con i suoi bambini”, ad esempio, non è una frase accettabile in Islanda (è stata pronunciata contro una perfetta e bionda candidata alle presidenziali, ed è crollato il sole di mezzanotte), un posto dove il congedo di maternità è così perfetto da non sembrare reale: tre mesi per il padre, tre mesi per la madre e tre mesi da condividere fra i genitori. Una famiglia benestante in cui la madre esce la mattina per andare al lavoro e il padre resta a casa a preparare i pancake e fare la lista della spesa non è satira, è quasi normalità. Si auspica, quindi, non per cattiveria ma per innocente resa dei conti, che almeno in Islanda ci siano uomini stressati, frustrati, con i capelli in disordine, a cui bionde signore con gli occhi di ghiaccio urlano ai semafori: chi ti ha dato la patente, Topo Gigio?, con mogli che non conoscono la differenza fra sciroppo per la tosse e tachipirina, e colleghe che ridacchiano per la macchia di latte sulla camicia. Anzi, poiché è estate e non abbiamo nessuna intenzione di prenderci la polmonite con la neve ad agosto e i geyser, la soluzione migliore è che in Islanda ci vadano gli uomini. A ripopolare l’isola, a prendere lezioni di buone maniere, a portare un po’ di disordine. A baloccarsi con i tramonti, visto che la nudità è vietata dalla legge, quindi non ha nemmeno senso guardare la televisione.