A Tampa Romney divide lo schermo tra uragano e fronda autolesionista

Isaac, la tempesta tropicale che ha ridotto il primo giorno della convention repubblicana di Tampa a un aperitivo senza ospiti, non aggredirà la città della Florida dove Mitt Romney accetterà formalmente la nomination. Nel settimo anniversario di Katrina, la tempesta ha virato ieri in direzione New Orleans, dove potrebbe trasformarsi in un uragano di categoria 1, e le zone costiere più esposte alla furia degli elementi sono già state evacuate.
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Roma. Isaac, la tempesta tropicale che ha ridotto il primo giorno della convention repubblicana di Tampa a un aperitivo senza ospiti, non aggredirà la città della Florida dove Mitt Romney accetterà formalmente la nomination. Nel settimo anniversario di Katrina, la tempesta ha virato ieri in direzione New Orleans, dove potrebbe trasformarsi in un uragano di categoria 1, e le zone costiere più esposte alla furia degli elementi sono già state evacuate. Il governatore della Louisiana, Bobby Jindal, non andrà in Florida a dare il suo contributo sul palco della convention, ma vigilerà su una potenziale calamità in un luogo che costò molto alla popolazione locale e alla credibilità del suo partito sette anni fa. Allo stesso tempo, lo slittamento d’agenda ha fatto saltare la “grande sorpresa” promessa da Donald Trump, con grande sollievo di quella fetta di partito che delle sorprese di Trump fa volentieri a meno.
Defezioni più o meno provvidenziali a parte, tutto tranquillo per i repubblicani? Non proprio. Oggi la convention comincia a pieno regime, ma c’è soltanto una cosa che Romney teme di più di un uragano che s’abbatte sul Tampa Bay Times Forum: dividere la copertura mediatica della convention con un’emergenza nazionale, magari con Barack Obama che la gestisce in diretta. Lo “split screen” è il nuovo incubo repubblicano, rinfocolato ieri dagli spostamenti di due inviati di punta della Cnn, Soledad O’Brien e Anderson Cooper, repentinamente reindirizzati sulle coste della Louisiana per seguire gli sviluppi di Isaac. I conservatori di Fox News hanno spostato Shepard Smith da Tampa a New Orleans. Il portavoce della Nbc ha detto che il network ha mezzi e uomini per seguire l’evoluzione della tempesta senza togliere energie al racconto della convention, ma “aspettatevi molti split screen”, ha aggiunto. Russ Schriefer, consigliere di Romney, ha spiegato che “ovviamente la nostra prima preoccupazione va alle persone che sono sulla traiettoria della tempesta” e sommando la catalizzazione mediatica di Isaac e l’atteggiamento “wait and see” adottato dalla campagna dello sfidante repubblicano, non si può che ottenere una convention in tono minore.
Gli organizzatori hanno condensato il programma delle quattro serate soltanto in tre, e la parte dedicata agli attacchi a Obama verrà spalmata sull’intera durata della convention. Ed è naturale che la sopraggiunta emergenza induca Romney a fare scelte più sobrie nel grande show della convention, e introduca alcune riforme nei discorsi principali, come il keynote speech che il governatore del New Jersey, Chris Christie pronuncerà questa sera. Ciò che è già cambiato, invece, è l’inerzia mediatica. Il candidato aveva concordato l’uscita di un’intervista sul suo programma di governo con il quotidiano Politico, nel tentativo di trainare il dibattito sui contenuti della convention, ma Isaac ha spazzato via ogni velleità politica, e dove non ha potuto la tempesta ci ha pensato la convention parallela messa in piedi dalle frange più riottose del partito. Quella che doveva essere una galassia di eventi minori facilmente soggiogata dal partito mainstream si è trasformata nell’argomento di conversazione nazionale. Domenica il libertario Ron Paul ha fatto un lungo comizio senza dare l’endorsement a Romney, e il suo pugno di delegati – non decisivo, ma rumoroso – è tenuto sotto osservazione. Per il principio dell’horror vacui, le pagine dei giornali sono state riempite dai resoconti degli eventi collaterali, animati dai tiratori franchi del Tea Party, da Michele Bachmann a Herman Cain. Il che ha alimentato la sensazione che il Gop sia il teatro di una pace armata fra correnti fratricide, l’esatto contrario del concetto che Romney ha bisogno di trasmettere. Alla convention ufficiale non si poteva fare altro che avviare formalmente i lavori davanti a una platea inesistente, sperando in un rasserenamento notturno, tanto politico quanto climatico.