Il tessutaio hi tech che migliora ciò che già esiste

E’ facile sminuire Elon Musk. Le macchine elettriche saranno anche silenziose ma sono brutte, e forse in fondo anche poco ecologiche; non si capisce perché mai dovremmo andare su Marte se già facciamo danni quando ci muoviamo sul nostro pianeta; e poi costruire un tunnel sotterraneo dentro cui lanciare una autovettura al solo scopo di evitare il traffico sembra una forma di accanimento. Ma, in realtà, è bene che Elon faccia tutto quello che vuole: almeno rende cool la ricerca scientifica. E soprattutto perché per costruire un razzo che una volta sparato nello spazio sappia tornare intatto e leggiadro alla base, pronto per un secondo lancio, o lambiccarsi allo sfinimento per costruire una batteria elettrica capace di portarti da Milano a Taranto con una sola ricarica, permette di sviluppare tecnologie che altrimenti rimarrebbero sopite. E che poi potranno essere usate per altri scopi, magari più nobili. Allora, sorbiamoci il marketing e cerchiamo di scorgere la nobiltà in mezzo a tutto il fumo che sparano sui palchi delle presentazioni. Perché ci sono anche inventori bravissimi che non si fanno pubblicità vendendo lanciafiamme e aziende che fanno innovazione di frontiera senza lanciare sfere d’acciaio contro i finestrini. Per esempio ce n’è una ad Ascoli, al centro di quella che chiamano carbon valley (sì, la chiamano così ed è proprio ad Ascoli). Si chiama Nano-Tech ed è una sorta di tessutaio di gran lusso, ma non di stoffe: di super materiali compositi a base di fibre di carbonio. Cosa fa un tessutaio? Prende le fibre che già ci sono in natura (secrezione di bachi, bambagia di semi o vello di ovini) e le migliora combinandole fra loro per creare trame più belle, più resistenti e più versatili. Nano-Tech fa la stessa cosa, ma con carbonio, polimeri, resine epossidiche, nanoparticelle e un brevetto che, oltre a essere stato registrato con il nome 3Dynamics, ha raccolto il plauso del Cnr. Sceglie le migliori materie già presenti da qualche parte nel mondo, le porta nel suo stabilimento di Ascoli, le combina e produce, letteralmente, un rotolo di materiale. I polimeri e i materiali compositi di Nano-Tech vengono usati nei settori più avanzati dell’automotive, dell’aeronautica e del medicale; in pratica, ogni volta che i materiali già esistenti non bastano o non sono all’altezza della loro funzione.
Ripercorriamo la storia di uno dei suoi prodotti per capire cosa significa migliorare ciò che già esiste. I freni delle Formula 1, nei momenti di massima sollecitazione, arrivano a mille gradi. Affinché non si sciolgano o non mettano a repentaglio la vita del pilota a ogni curva, serve un materiale che resista a quella temperatura. Che esiste, ma è costosissimo, difficile da realizzare e arriva già formato. Inoltre, proprio perché già esiste, fino a poco tempo fa veniva usato anche per parti della macchina che non ne avevano davvero bisogno. Che è un po’ come usare un giubbotto anti proiettile per difendersi dalle zanzare. Ecco, Nano-Tech, in collaborazione con Petroceramics e Brembo, crea C-Preg 400, un super materiale meno costoso, più efficiente e che resiste, appunto, fino a 400 gradi, temperatura oltre la quale vanno solo i freni e quindi perfetta per tutto il resto. Per esempio, per evitare che sia il pilota a sciogliersi. Sotto il sedile, infatti, serve un materiale isolante che lo protegga dal calore del motore. Prima si usava l’altro, e bisognava farselo rifare ogni volta che si cambiava il disegno del sedile. Adesso si usa C-Preg 400, di cui arriva un rotolo che ogni scuderia può confezionare a suo piacimento.
Giuseppe Galimberti, l’ad di Nano-Tech, ha detto al Foglio Innovazione che Nano-Tech sta sviluppando materiali di altissima gamma, ma che l’obiettivo per il prossimo futuro è andare incontro a settori di più larga distribuzione. Quasi sempre, non solo nell’alta ingegneria, si fa una cosa solo perché apparentemente non ci sono alternative. Tipo venerare la Silicon Valley. Ad Ascoli, invece, pare abbiano capito che l’abitudine è diversa dalla scelta e che se una cosa si è sempre fatta in un modo non significa che sia il migliore.
Edoardo D’Elia