Una storia del pulsante like e la crisi della libertà online

Per un pugno di like”, ultimo libro di Simone Cosimi, firma nota per le cose tecnologiche in Italia, è a prima vista una storia ragionata del tasto “like”, quello che appare in varie forme sui social network: il pollice di Facebook, i cuori di Instagram. La storia è documentata e interessante, parte dall’invenzione del “like” (FriendFeed, anni Zero, chi ancora lo ricorda è un veterano) e arriva alle recenti decisioni di Instagram di oscurare il conteggio dei cuori. Ma l’intento di “Per un pugno di like”, edito da Città Nuova, non è didattico. Lo spiega il sottotitolo, “Perché ai social non piace il dissenso”, e tutto il saggio (agile, con all’interno interventi di esperti terzi piuttosto centrati) è un progressivo disvelamento di come quello che sembra un atto di libertà digitale, “metto mi piace a quello che mi piace”, in realtà è spesso un atto di manipolazione e di controllo, dove a essere manipolato è l’autore del “like”. Per comprenderlo basta farsi una domanda: perché i social network sono pieni di like ma nessuno osa mettere un pulsante “non mi piace”?