Accusare l’America e dimenticare il pericolo Iran L’errore delle anime belle

La chirurgica operazione con cui dieci giorni fa gli Stati Uniti hanno eliminato uno degli uomini più pericolosi del medio oriente, il macellaio Qassem Suleimani, il generale a capo delle Guardie della rivoluzione di Teheran che per molti anni ha armato le attività di rappresaglia e di terrorismo portate avanti dall’Iran (è stato lui l’uomo che nell’estate del 2015 è volato a Mosca per coordinare la controffensiva che ha salvato il regime di Assad condannando i siriani a una guerra civile ed è stato lui il coordinatore della macelleria umana di Aleppo), ha avuto l’effetto di accendere i riflettori dell’opinione pubblica internazionale sullo stato attuale del regime iraniano. Di fronte al confronto tra gli Stati Uniti e l’Iran, gli osservatori viziati da un pregiudizio antiamericano hanno scelto ancora una volta di considerare l’attività di prevenzione dell’America come l’origine di ogni male del mondo e in questi giorni c’è persino chi ha esposto la brillante tesi che anche l’abbattimento dell’aereo ucraino nei cieli iraniani sia stato causato dall’America: se Trump non avesse ucciso Suleimani l’Iran si sarebbe comportato come sempre in modo appropriato. Gli osservatori non viziati da un pregiudizio antiamericano non hanno invece potuto fare a meno di riconoscere che ciò che questi giorni di tensione hanno avuto la forza di mostrare rispetto al regime iraniano non è altro che un film che qualunque analista con la testa sulle spalle dovrebbe iniziare a guardare senza più occhi foderati di affettati.