Il re delle truffe ha qualche consiglio contro gli hacker

Non è bello come Leonardo DiCaprio che l’ha interpretato in “Catch Me If You Can” (“Prova a prendermi”, 2002), l’autobiografia e il film che l’hanno reso famoso e in cui racconta le peripezie da artista della truffa e maestro dell’inganno. A ben vedere, neanche “Scam Me If You Can”, il nuovo libro di Frank W. Abagnale, è sexy quanto la sua autobiografia. Ma vale la lettura. Abagnale da anni fa “il consulente per le persone oneste”, lavora con l’Fbi e con le aziende, e adesso ha aperto una profittevole linea di business scrivendo libri in cui spiega quali truffe online rischiano di rubarci dati, soldi, persino l’identità. Il motivo per cui Abagnale è più credibile del milione e mezzo di consulenti digital che cercano di piazzarci libri, saggi e seminari di formazione via internet è che lui è effettivamente un truffatore. E chi meglio di un vero truffatore, un artista dell’inganno, per insegnare tutti i trucchi a noi sprovvedute creature cadute nel mondo digitale?
“Scan Me If You Can” è pensato per la mente di un lettore americano, e fa riferimento anche ad alcuni meccanismi presenti in quel paese (a partire da quelli legati al social security number, che è un po’ come il nostro codice fiscale e tessera sanitaria al tempo stesso) e a tutti i modi con i quali ci si può far fregare. Ma buona parte dei consigli va oltre i confini degli Stati Uniti ed è rilevante anche da noi. A partire dal test di autovalutazione iniziale per capire se siamo dei boccaloni pronti a farci fregare dalla prima email di una signorina nigeriana, figlia di un dignitario africano travolto da qualche rivoluzione, che ci chiede di trasferire per lei milioni di dollari previo un piccolo anticipo per consentirle di avviare il conto corrente.
Abagnale (con una “b” sola, non va confuso con i tre fratelli Abbagnale, campioni di canottaggio) è anche un uomo con una vita che – inventata o vera che sia – è più che degna di essere raccontata. Ha impersonato almeno otto identità diverse, incluse quelle di medico pediatra e di pilota della Pan Am, ma anche di avvocato laureato a Harvard in uno studio di altissimo livello, ispettore del Bureau delle prigioni statunitensi, docente universitario (ha tenuto corsi di Economia senza essere veramente un professore e ha fatto laureare centinaia di studenti per anni senza che nessuno se ne accorgesse).
E’ stato in prigione, ma è anche scappato da aerei in pista e da carceri federali. La sua machiavellica fortuna l’ha aiutato ma alle volte l’ha anche abbandonato. Sino a quando l’agente dell’Fbi Joseph Shea (nel film è interpretato da Tom Hanks) non l’ha finalmente catturato, e ne è nata un’amicizia durata tutta la vita (Shea è morto nel 2005).
Il talento di truffatore di Abagnale è quello di vedere le cose da un angolo differente e capire come approfittarne. Dalla richiesta di una nuova divisa Pan Am con un foglietto falsificato perché la precedente era andata persa in hotel, che gli ha permesso di iniziare la sua carriera di finto pilota, al meccanismo con cui fregava i soldi alla cassa automatica di una banca. Aveva messo un cartello “Fuori Servizio, consegnate i pacchi alla guardia giurata” davanti alla cassa automatica di una banca e stava in piedi con una divisa da finta guardia giurata: è quanto basta per trasformare un comune truffatore in un personaggio degno di un romanzo di Donald E. Westlake.
La storia di Abagnale è anche quella di una conversione “al giusto”, con tanto di matrimonio con la donna conosciuta sotto falsa identità ma a cui ha confessato tutto, memoir scritti con un ghost writer che forse si è inventato troppe cose e infine il lavoro da consulente della sicurezza. Che, se ci pensate bene, è la sua idea più geniale: oggi Abagnale impersona un esperto che si fa pagare per spiegare come non farsi truffare. E’ o non è la truffa perfetta?
Antonio Dini