Il liberalismo e un’élite di incapaci

8 SET 19
Ultimo aggiornamento: 00:11 | 9 SET 19
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Il liberalismo europeo è destinato a durare? Apparentemente questa domanda merita una risposta positiva. “Dopo gli incubi della prima metà del ’900 a cui è succeduto l’ombrello di sicurezza fornito dalla Nato, il centro Europa – Germania occidentale, Francia, Italia – ha vissuto una transizione sorprendente verso luoghi di pace, prosperità e un enorme consenso politico. Partiti di centro-sinistra e centro-destra in tutti questi paesi hanno raggiunto un accordo generale sulla promozione del liberalismo europeo”, scrive John C. Hulsman. Le basi della società europea erano la difesa unita, le libertà individuali, l’estromissione delle forze antidemocratiche dal sistema. Il capitalismo come forza motrice delle economie. Oggi però l’Europa non è più quella dei “trente glorieuses”. L’economia non cresce abbastanza per evitare il declino. Per questo motivo i partiti che hanno guidato l’occidente fino all’altro ieri ora calano nei consensi. La sopravvivenza del liberalismo è dunque in pericolo. “Mentre negli ultimi due decenni la Cina ha raggiunto lo status di grande potenza e gli Stati Uniti mantengono la loro posizione di economia più importante al mondo, l’Europa si avvia al declino. Il 90 per cento della crescita economica del futuro si trova al di fuori dell’Europa. Oggi, i paesi dell’Ue rappresentano il 7-8 per cento della popolazione mondiale, producono circa il 25 per cento del pil globale, ma consumano un incredibile 50 per cento della spesa sociale del pianeta”, spiega Hulsman. Anche la demografia si aggiunge alla lista dei problemi. I paesi europei si stanno riempiendo di persone anziane, mentre le nascite sono in calo. Entro il 2030 la Germania avrà 5 milioni di pensionati in più e 6 milioni di lavoratori in meno. Le risposte della politica a queste sfide sono inadeguate. Aumentare le tasse, accogliere sempre più immigrati o alzare l’età pensionabile sono tre esempi di politiche impraticabili, ma che qualche partito tiene davvero in considerazione.
Il fallimento dell’élite politica ha favorito l’ascesa di partiti anti establishment. Anche perché le élite di oggi non sono tollerate come quelle di ieri, le quali potevano vantare enormi progressi in termini economici e sociali. Basta pensare allo scandalo che ha travolto il candidato alla presidenza francese nel 2017 Francois Fillon – alcuni membri della sua famiglia erano stati segnati in un libro paga pubblico – per capire che il popolo non perdona più nulla ai potenti.
“Se Germania, Francia o Italia, avessero avuto in questi anni una crescita anche solo marginalmente superiore al 2 per cento del pil, non ci sarebbe il problema dei populisti e degli anti establishment. Tuttavia, l’endemica incapacità nel risolvere i problemi legati al declino economico significa che il populismo e la minaccia “giacobina” al sistema sono qui per restare”, conclude Hulsman. “Se i barbari illiberali sono alle porte, l’élite liberale non si preoccupa neanche di rinforzare le mura di difesa”. (Traduzione di Samuele Maccolini)