Rivoluzione tranquilla

5 SET 19
Ultimo aggiornamento: 00:11 | 6 SET 19
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Parigi. Lunedì scorso, in Francia, è iniziata la “rivoluzione tranquilla” di Jean-Michel Blanquer, il ministro dell’Istruzione di Macron che piace anche alla destra per i suoi discorsi in difesa della meritocrazia. E’ una rivoluzione perché si tratta del più grande progetto di trasformazione dell’école républicaine degli ultimi trent’anni, ed è tranquilla perché arriverà per gradi, entrando in funzione a pieno regime nel 2021. “Andrò fino in fondo nell’interesse dei liceali e del loro futuro”, ha detto al Parisien l’inquilino di rue de Grenelle, in riferimento alla misura faro della sua révolution: la riforma del “bac”, la maturità francese, un monumento nazionale istituito da Napoleone nel 1808. Non è un caso se la chiamano “la riforma impossibile”, nessuno è mai riuscito a trasformarlo, nemmeno Xavier Darcos, il tenace ministro dell’Istruzione di Sarkozy, che dovette rinunciare alle sue ambizioni riformiste dinanzi alle occupazioni a oltranza dei licei nel 2008. Ma Blanquer, forte del gran lavoro di pedagogia fatto in questi due anni e mezzo di mandato, è sulla buona strada, e potrebbe riuscire lì dove Darcos fallì. I primi a testare il nuovo “bac” nel 2021 – quattro prove scritte e un “grand oral” sul modello dell’ultima prova dell’esame di maturità italiano – saranno gli studenti che lunedì scorso hanno iniziato il loro penultimo anno di liceo. Tra i cambiamenti, spicca la soppressione delle tradizionali filiere L (littéraire), ES (économique et social) e S (scientifique), tripartizione giudicata troppo rigida e obsoleta, a favore di una migliore individualizzazione dei percorsi e di una maggiore autonomia di scelta. Gli studenti, con la nuova riforma, avranno un tronco comune di materie che comprenderà francese, storia e geografia, educazione morale e civica, due lingue straniere, scienze ed economia, sport, ma potranno completare il loro percorso scegliendo tre fra le dieci “discipline di specialità” proposte, che vanno dal latino e greco a fisica e chimica. L’altro capitolo importante della rivoluzione Blanquer è l’abbassamento dell’età di istruzione obbligatoria da 6 a 3 anni, con cui il ministro punta a trasformare la “scuola dell’infanzia” in un “vero trampolino di lancio per il successo durante l’istruzione” e a lottare contro un certo “fondamentalismo islamista che in certi territori fa sì che le bambine vadano a scuola il più tardi possibile”. Chi non rispetterà la nuova legge sulla scuola dell’obbligo, si espone a una sanzione di 1.500 euro. Per migliorare l’offerta formativa nelle scuole elementari delle cosiddette Reti di educazioni prioritaria, zone svantaggiate dal punto di vista economico e sociale, verrà dimezzato il numero degli alunni in 10.800 classi (circa 300 mila alunni del primo e del secondo anno di scuola elementare saranno coinvolti). “Consentirà di tener conto delle particolarità di ogni allievo in maniera più fine”, ha dichiarato il premier Edouard Philippe. Le altre novità riguardano le consistenti risorse supplementari destinate all’accompagnamento degli studenti con disabilità (da questa rentrée saranno 24.500 in più gli studenti scolarizzati), la presenza di 250 mila “eco-delegati” che sensibilizzeranno le scuole alla questione ambientale e il lancio di un piano “contro le violenze a scuola” con un referente in ogni circoscrizione amministrativa. La rivoluzione Blanquer ha portato con sé anche la sua piccola polemica. In tutte le aule, da lunedì scorso, è esposta una bandiera francese accanto a quella europea, le parole della Marsigliese sono affisse sui muri, e assieme all’inno troneggia anche il motto della République, Liberté, Égalité, Fraternité. “E’ una scelta nazionalista!”, grida la gauche giacobina. Per Blanquer, invece si tratta soltanto di “rafforzare lo spirito civico”, perché “conoscere i simboli del proprio paese è la cosa più naturale che esista”. “In Francia, e ancor più nella Francia periferica e nelle banlieue”, ha concluso il ministro, “c’è un bisogno di adesione a un patto repubblicano”.
Mauro Zanon