Il cuore di tenebra dell’America

18 AGO 19
Ultimo aggiornamento: 00:11 | 19 AGO 19
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N ella psicologia americana, lo stato non ha il monopolio della violenza legittima e il possesso di un’arma da fuoco è quasi una responsabilità civile”, scrive Mathieu Bock-Côté. “Il fenomeno delle uccisioni di massa distingue l’America dalle società occidentali. Dopo ogni massacro, la classe politica mostra la sua indignazione. Tutti pregano, un po’ invano, che l’America la faccia finita finalmente con la cultura della violenza. L’americano di base, di fronte a simili tragedie, mostra generalmente una grande dignità. L’America ha un rapporto unico con le armi nel mondo occidentale e rimane fondamentalmente incomprensibile altrove in occidente. Non si tratta solo di dare a tutti il ​​diritto di difendersi, ma teoricamente di dare loro il diritto di armarsi contro un’autorità potenzialmente tirannica. Questa relazione con le armi struttura l’immaginazione collettiva. Recentemente, le uccisioni di massa sono state associate alla rinascita del suprematismo bianco.
L’America non è mai realmente riuscita a sviluppare una coscienza collettiva post razziale. Detto questo, non tutti gli omicidi sono ideologicamente motivati. Il killer dell’Ohio, per esempio, aveva simpatie politiche di estrema sinistra: non sembra aver ucciso in nome delle sue convinzioni. In altre parole, non possiamo ideologizzare la violenza americana senza distorcerla e condannandoci a non capirla. La pulsione di morte che perseguita l’America non è riducibile a un’ideologia.
Dobbiamo conoscere un po’ della società americana per vedere quanto sia anomala. Conosciamo le differenze estreme nella ricchezza che la caratterizzano. Sappiamo meno di come grandi categorie della popolazione vivano in una miseria esistenziale radicale, desocializzata e abbandonata a sé stesse, vittime di molte patologie. In altre parole, la società americana è iperviolenta e spinge verso la nevrosi. Questo è il lato oscuro di questo grande paese. Ogni uomo che viene divorato dal risentimento e dall’odio del mondo può facilmente ottenere un’arma che gli darà immediatamente un sentimento di onnipotenza. Avrà il diritto di vita e morte su coloro che lo circondano. Chi non era nulla, al tempo stesso, può diventare, al momento del suo crimine, il padrone dell’universo e il centro dell’attenzione dei media. Diventerà persino, nel suo travagliato universo mentale, un supereroe, rompendo infine il triste anonimato in cui ha vegetato. Spesso l’assassino, alla fine del suo massacro, si suicida, come se volesse essere l’unico giudice del suo destino. Questi omicidi ritualizzati fanno parte della cultura. Ogni civiltà cerca di respingere questa tentazione ai margini, o di neutralizzarla sociologicamente per relegarla solo nel dominio delle rappresentazioni simboliche. E’ possibile che l’America, molto più danneggiata di quanto si creda nelle sue basi, sia meno in grado di altre di contenere le passioni macabre che perseguitano il cuore umano”.