La parola “s” che manca sul Venezuela

22 MAR 19
Ultimo aggiornamento: 15:05
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E’lampante la sua assenza in gran parte della copertura mediatica mainstream sulla crisi politica del Venezuela: la parola ‘socialismo’”. Così ha scritto Bret Stephens sul New York Times. “Già, ogni osservatore dotato di senno è d’accordo sul fatto che quel che era un tempo il paese più ricco dell’America latina, adagiato sulla riserva di petrolio più grande del mondo, è ora un vespaio economico, un disastro umanitario e una dittatura la cui fine si auspica giunga il prima possibile. Ma… il socialismo? Figurarsi. Almeno questa è la linea adottata da chi insiste che il buon nome del socialismo non dovrebbe essere contaminato dai risultati del mondo reale. Ciò che più probabilmente vi capiterà di leggere sul Venezuela è che la crisi è un prodotto della corruzione, del clientelismo, del populismo, dell’autoritarismo, della dipendenza dalle risorse naturali, delle sanzioni e del cinismo americano, persino dei residui del capitalismo stesso. Basta che non menzionate la parola con la ’s’ perché, guardate alla Danimarca: funziona davvero bene. Curiosamente, non è questo che dicevano gli ammiratori del regime venezuelano e del suo ‘socialismo del Ventunesimo secolo’, come lo aveva definito Hugo Chávez. Gli ammiratori di Chávez, però, non erano troppo preoccupati nemmeno dai risvolti più oscuri del regime. Noam Chomsky si è rimangiato gli elogi quando il Venezuela divenne più esplicitamente autoritario, ma altri a sinistra non si sono lasciati impressionare.
In effetti, uno dei principali elementi di fascinazione del chavismo, per i suoi fan occidentali, non era tanto che fosse un esempio di socialismo, ma di socialismo democratico… per giunta! Comunque, se da un lato le politiche prescritte erano familiari, le loro conseguenze erano prevedibili. Quando i prezzi del petrolio sono crollati, l’eccessiva spesa pubblica ha creato deficit catastrofici. Il governo ha risposto ai suoi problemi di bilancio stampando moneta, ciò che ha creato subito inflazione. E l’inflazione ha portato ai controlli dei prezzi, che ha causato presto una carenza di viveri. La carenza di viveri ha portato alle proteste, che a loro volta hanno causato la repressione e la distruzione della democrazia. Il che ha poi rinforzato la diffusione di carestie, la carenza di farmaci, un’esplosione del crimine e una emigrazione di massa al pari di quella siriana. Tutto questo sembrava abbastanza ovvio, ma nell’epoca di Alexandria Ocasio-Cortez pare necessario rispiegarlo da capo. Perché il socialismo non funziona mai? Perché, come ci ha insegnato Margaret Thatcher, ‘a un certo punto i soldi degli altri finiscono’. Vent’anni di socialismo, inneggiato da Corbyn, Klein, Chomsky e compagnia bella, hanno portato alla rovina di una nazione. Loro non sembrano troppo imbarazzati, figurarsi danneggiati, da quel che hanno contribuito a fare. Siamo noi, se mai – conclude Bret Stephens – che dobbiamo assicurarci che nulla di tutto ciò accada a noi”.