SpaceX è come Uber

La nuova corsa allo spazio crea un grosso problema, che volendo usare una metafora triviale è lo stesso di quando ha iniziato a diffondersi Uber: sfrutta un gigantesco vuoto legislativo
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25 MAY 18
Immagine di SpaceX è come Uber

Foto LaPresse

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SpaceX è come Uber

Tutti ricordano (o conoscono, per chi non c’era) il discorso pazzesco con cui John F. Kennedy diede il via alla “corsa alla luna” (non alla “corsa allo spazio”, quella era iniziata qualche anno prima dopo il lancio dello Sputnik). Il discorso è qui sotto e fa ancora venire la pelle d’oca. Era il 1962.
Kennedy ha dato inizio a una lunga tradizione di discorsi presidenziali americani pieni di speranza e coraggio che annunciavano grandi conquiste ed esplorazioni spaziali: Ronald Reagan nel 1984 annunciava la costruzione di una nuova, grande stazione spaziale chiamata “Freedom”, Bush senior nel 1989 già parlava di andare su Marte, Bush junior nel 2004 prometteva che entro il 2015 l’America avrebbe costruito un avamposto sulla luna, Barack Obama nel 2010 assicurava che entro il 2030 avremmo avuto astronauti in orbita intorno a Marte. Lo scorso ottobre, il vicepresidente in carica Mike Pence ha promesso di mandare astronauti sulla luna, poi “su Marte e oltre ancora”.
Come sappiamo, i grandi proclami presidenziali post Kennedy sono sempre andati a vuoto. Pochi fondi, scarsa volontà politica, terribili incidenti hanno bloccato la corsa allo spazio degli Stati Uniti (quella delle altre potenze era già terminata da tempo) e, come ha notato Pence, l’America non manda un astronauta oltre l’orbita bassa della Terra da 45 anni.
Poi, lo scorso febbraio, è successa questa cosa qui:
E quando il signore che ha messo in piedi tutto lo spettacolo ha detto: “We want a new space race”, all’improvviso è apparso più credibile degli annunci dei Bush, degli Obama e dei Pence.
La differenza tra Mike Pence ed Elon Musk è che uno è un pubblico ufficiale eletto e rappresenta uno stato sovrano, che incidentalmente è anche la prima potenza mondiale, e l’altro è un privato cittadino che rappresenta soltanto se stesso. Ma la nuova corsa allo spazio la fanno i Musk, non i Pence, e questo porterà cambiamenti enormi.
Oltre a Musk, i tre moschettieri della corsa allo spazio dei miliardari sono Jeff Bezos con Blue Origin e Richard Branson con Virgin Galactic – più tutta una serie di compagnie minori. Da poco si sono aggiunti anche player non americani, come la cinese OneSpace.
Non è una novità che aziende private contribuiscano alle missioni spaziali. La “vecchia guardia” delle agenzie aerospaziali private, come Boeing, Lockheed Martin e Airbus, collaborano da sempre con la Nasa e altri. Il problema è che mentre la Boeing costruisce per la Nasa mezzi funzionali all'interno di operazioni ben definite, Elon Musk vuole usare SpaceX per colonizzare Marte – per realizzare, cioè, il sogno di molte generazioni di presidenti americani.
Ora, cosa succede quando un miliardario americano vuole colonizzare Marte? Non lo sappiamo. I paesi delle Nazioni Unite hanno siglato un trattato internazionale che regola l’esplorazione dello spazio e dei corpi celesti da parte degli stati aderenti, ma questo vale anche per i privati? Non si sa.
Quello stesso trattato (più tutta una serie di altri regolamenti) prevede che in caso di incidente spaziale, lo stato che ha lanciato il mezzo deve essere considerato responsabile per tutti gli eventuali danni causati sulla terraferma e non solo. Ma se il mezzo è lanciato da un privato? Non si sa.
La legge internazionale garantisce la sicurezza degli astronauti e obbliga lo stato che ha lanciato un mezzo con uomini a bordo di assisterli in caso di incidente. Ma se questi astronauti sono privati la garanzia di sicurezza è valida? Non si sa.
Insomma, la nuova corsa allo spazio crea un grosso problema, che volendo usare una metafora triviale è lo stesso di quando ha iniziato a diffondersi Uber: sfrutta un gigantesco vuoto legislativo. E come con Uber, il dilemma che si pone è: siamo davanti a un fenomeno eccezionale di competizione virtuosa, che presto porterà l’uomo su Marte grazie allo sforzo dei più grandi geni di questa generazione, oppure siamo davanti a un gioco pericoloso?
Come con Uber, noi propendiamo per la prima risposta.

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