Di amore, pietre e biciclette. La storia del primo Giro delle Fiandre

Era il 1913, era una domenica di maggio, era una giornata che sembrava come tante, ma diventò storia. Quella di Paul Deman e di una donna che si lamentava per il ritardo
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27 MAR 18
Ultimo aggiornamento: 03:04 PM
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Quel sabato di maggio sua moglie si premurò di ricordargli che l'indomani non doveva fare tardi, c'era un invito a cena dalla sorella per chissà quale circostanza. Lui partì che era mattina, percorse i cinquanta chilometri che lo separavano dal via e, nell'albergo che aveva affittato l'organizzazione della corsa, aspettò che si facesse notte e che la bandierina del via fosse abbassata. Dormì qualche ora, mangiò qualche pollo, bevve qualche bicchiere di vino, che era sì maggio, ma quelle erano Fiandre e il clima non è mai buono per stare in maglietta e pantaloncini. E così quando la corsa partì diede l'ultimo morso alla coscia, l'ultimo sorso di vino e si disse: "Facciamo presto, che altrimenti quella lì...". Che poi, si fa presto a dire far presto, ché di chilometri ce ne erano solo 325 da pedalare e poi altri 50 per tornare a casa. E fossero tutti in strade in terra battuta, magari, gli organizzatori erano andati a scegliere quelle che per loro erano più belle, ma per i ciclisti invece...pietre che scuotono e sobbalzano e le senti tutte sulle mani e sulla schiena, e anche sulle gambe, ma quelle ci sono abituate a mulinare il rapporto. Paul Deman rimase in gruppo finché si fece mattina, che più lumini voleva dire meno rischio di trovarsi gambe all'aria. Poi, una volta che fu mattina, iniziò a guardarsi attorno. Trentasette erano partiti e trentasei erano con lui. Arrivò il mare e con lui il vento, ovviamente contrario perché la natura è sempre matrigna per i corridori, e un paio di avversari abbandonarono senza più forze.
A Menen qualcuno aveva già provato ad andarsene, ma di strada ce n'era a sufficienza per rientrare o per scoppiare. Lui entrò in una osteriola. Mangiò qualcosa, bevve, si accorse dell'ora: era tardi, tardissimo. Ripartì e ripartì di furia. A Zwevegem aveva raggiunto i primi e con loro si diresse verso un montarozzo che suonava male e si pedalava peggio: l'Oude Kwaremont. Di una dozzina rimasero in quattro. Poi in pianura altri tre si accodarono.
Arrivati a Menen, Paul Deman salutò il ragazzo e se ne tornò dalla moglie che già si lamentava del ritardo del marito. Quando le mostrò i 1.500 franchi (lo stipendio annuale di un insegnante) lei lo guardò e gli chiese se avesse rapinato una banca con la bicicletta. Lui rispose di no, "ho vinto una nuova corsa, il Giro delle Fiandre".
Il ragazzo invece tornò in redazione e non ottenne il rimborso del biglietto. Gli dissero che non ne valeva la pena. L'articolo uscì in terza pagina, in basso e un po' nascosto da tutto. Era l'unica intervista al vincitore, un'esclusiva gettata nel fango del pavé. Il direttore di allora anni dopo dirà: "Non avevo capito niente, era nata una corsa leggendaria e non me ne ero nemmeno accorto".