Lo scatto di colpa

Senso di colpa, come ha spiegato Pascal Bruckner? “Le élite occidentali esprimono l’umanitarismo del senso di colpa, ma anche una sorta di penitenza psicologica per non voler impegnarsi direttamente con ‘l’altro’. Pochi tedeschi vogliono ospitare i siriani nelle loro case e scuole. E’ dunque una virtù astratta, un paradosso ben noto a Merkel. I problemi esistenziali del mondo non occidentale atterriscono l’opinione pubblica, dall’uso della forza militare in Afghanistan e Libia agli aiuti umanitari. Capiscono che i loro sforzi raramente hanno la meglio sulle condizioni culturali preesistenti che hanno portato alla povertà e al caos. In questo vuoto, le élite teorizzano il post colonialismo, l’imperialismo e lo sfruttamento delle risorse per convincere gli occidentali che sono responsabili per la povertà endemica, la violenza e il caos in Asia, Africa e il medio oriente. L’orrore all’estero e l’inabilità di fare qualcosa porta alla reazione schizofrenica degli europei nell’aprire i confini a milioni di rifugiati non controllati, pur sapendo che gli europei mancano della capacità e forse anche del desiderio di integrare e assimilare i musulmani del medio oriente nella propria cultura. Il risultato di questa stasi sono le fiumane di immigrati, l’apartheid nelle città e la furia privata degli elettori europei che il loro liberalismo pubblico cozza con le loro paure private”.
Insopportabile l’immagine di Aylan al Kurdi su una spiaggia in Turchia. Insopportabile l’immagine delle persone “intrappolate” negli aeroporti americani dopo il cosiddetto “Muslim Ban” di Donald Trump. Insopportabili le tute arancioni dei prigionieri di Guantanamo (“il Gulag del nostro tempo” secondo la segreteria di Amnesty International). Il direttore di Twitter, Dick Costolo, ha sospeso gli account che mostravano le fotografie di John Foley, decapitato dagli islamisti. Nessuno ha potuto vedere la foto di Khaled al Asaad, l’archeologo decapitato e appeso a testa in giù a Palmyra da parte dello Stato islamico. Siamo fuggiti di fronte a tanto orrore. Nessuno ha potuto vedere la foto di Francesco Caldara, il pensionato italiano ucciso dall’Isis al Museo del Bardo di Tunisi, con una croce rossa e le parole “un crociato è stato schiacciato”. Perché l’umanitarismo cerca sempre la vittima perfetta, il derelitto senza identità che scappa dalle “guerre”. Questo vale anche per Israele. Un funerale dei bambini israeliani non è mai degno di premi e pubblicazioni, mentre quello a Gaza ottiene le prime pagine dei giornali. La barriera di sicurezza di Israele è più fotografata di qualsiasi star di Hollywood, ma solo nelle sezioni in cemento con i graffiti, sotto cui ha pregato anche Papa Francesco.
“Censurare le immagini crude dei terroristi è un errore: la gente deve vedere gli orrori perpetrati dai jihadisti”, ci dice Bruce Thornton. “Forse allora maturerebbero rabbia e desiderio di vendetta anziché appeasement e accomodamento”. L’esperienza dell’America nella guerra è sancita nella cultura popolare dal film “Apocalypse Now”, modellato sul romanzo di Joseph Conrad “The Heart of Darkness”. Il funzionario belga della società commerciale, Paul Kurtz, che muore con queste parole: “L’orrore! L’orrore!”. Non siamo più capaci di sopportarlo.
“Siamo così ricchi da aver creato un mondo in cui la sofferenza, la crudeltà, la malattia, la fame e la violenza che hanno sempre segnato l’umanità soltanto sporadicamente penetrano nel nostro mondo”, conclude nell’intervista Thornton. “Quindi pensiamo che la nostra pace e il nostro benessere siano la norma, quando in realtà sono anomalie storiche, senza garanzie di poter durare in eterno. Siamo dei tecnofili e degli utopisti: contrariamente alla tradizione occidentale di una natura umana imperfetta, crediamo nel mondo nuovo del progresso in cui nessuno dovrà soffrire e tutti saranno felici. E’ un sogno costoso che per ora possiamo permetterci. Ma non durerà”.
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Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.