Una nuova Italia da bere

Come uscire da una crisi e rinascere più forti di prima. A trent’anni dallo scandalo del metanolo, il prodotto delle vigne e delle cantine italiane è diventato il vero simbolo della riscossa di un paese
10 APR 17
Ultimo aggiornamento: 18:09 | 13 AGO 20
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Louis Pasteur, grande studioso della fermentazione, giurava da buon francese che il vino fosse “la più salutare e igienica di tutte le bevande”. Secondo Luigi Veronelli, l’anarchico che ha portato per primo la cucina in televisione, “il vino è il canto della terra verso il cielo. Ha i suoi tenori e i soprano, contadini e contadine che lavorano le vigne e ne vinificano le uve, con tutta la fatica, l’intelligenza e la passione che vigna e vino esigono”. Ma un orrendo giorno del 1986 quel canto divenne un rantolo. “Non ci riprenderemo più”, dissero i profeti di sventura. E avevano ragione, perché nulla è stato più come prima, per fortuna del vino e dell’Italia. Come spesso accade nella storia, la rinascita è maturata dalle ceneri di una crisi acuta, anzi di una catastrofe: lo scandalo del metanolo che mise a terra non solo la produzione, ma la reputazione del vino italiano. Eppure la notte profonda ha dato origine a un’alba radiosa.

Rispetto al 1986, l'Italia produce il 45 per cento di vino in meno, ma il suo valore oggi è più che raddoppiato