Bunga Bunga per Uber, arrivano le startup etiche
La società è presa di mira non dai giudici ma dai media. Ormai procede di scandalo in scandalo, e il ceo e fondatore Travis Kalanick è pronto a un passo indietro

San Francisco. Ormai manca solo il vulcano finto e il fotografo Zappadu. Nel clima di giustizialismo di Silicon Valley, dove si vuole colpire uno (Uber) per educarne cento, pare di assistere a un Mani Pulite in provincia di San Francisco. Uber è presa di mira non dai giudici (non c’è nessun reato, e qui nessuno metterebbe sotto controllo i telefoni degli startupper per fare carriera politica) ma dai media. Il gruppo, valutato 70 miliardi di dollari, procede di scandalo in scandalo, e il ceo e fondatore Travis Kalanick è pronto a un passo indietro. Si cerca un governo tecnico per sostituirlo alla guida della sua azienda; una grosse koalition possibilmente guidata da una signora, del tipo Sheryl Sandberg, la Merkel che tiene a bada i ragazzi di Facebook. Il finanziere e grande saggio Bill Gurley che siede nel board dell’azienda sta consigliando Kalanick su come gestire la tempesta, tipo Quirinale.
Intanto l’Economist di questa settimana si chiede se Kalanick sia fit o unfit per guidare la sua azienda. E ora arriva pure il bunga bunga; sui giornali è uscita una storia secondo cui Kalanick insieme a dei sottoposti sarebbero andati, a margine di una gita aziendale, fantozzianamente in un “karaoke-escort bar” a Seoul tre anni fa (a parte che sarebbe interessante capire come funziona un karaoke-escort bar), con conseguenti report dell’ufficio risorse umane dell’azienda sull’increscioso episodio. Secondo i media ci sarebbe anche l’aggravante che Kalanick oltre ai sottoposti forse restii madeferenti vi portò anche la fidanzata (cosa che renderebbe il tutto più innocente). Ma ormai Uber è nella classica tempesta perfetta, poco importa se poi pare che il bar fosse un normale karaoke; ormai il danno è fatto; e ai dilemmi etici si aggiungono i guai meccanici. Nel weekend una loro macchina senza conducente si è cappottata in Arizona (in realtà per colpa di un altro veicolo) e la flotta senza pilota è stata rimessa in garage.
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Michele Masneri (1974) è nato a Brescia e vive tra Roma e Milano. Scrive da un bel po’ sul Foglio. I suoi ultimi libri sono il romanzo “Paradiso” (Adelphi, 2024), “Steve Jobs non abita più qui”, una raccolta di reportage dalla Silicon Valley e dalla California nella prima èra Trump (Adelphi, 2020) e il saggio-biografia “Stile Alberto”, attorno alla figura di Alberto Arbasino, per Quodlibet (2021), da cui anche l’omonimo documentario.
