Il blockbuster correct
Prendi la strada del blockbuster corretto, e poi scivola in discesa sulle ali del successo. Il regista Roland Emmerich ha sempre amato i film controcorrente, che sfidano il mainstream. Arriva anche da noi “Stonewall”.

Prendi la strada del blockbuster corretto, e poi scivola in discesa sulle ali del successo. Il regista Roland Emmerich ha sempre amato i film controcorrente, che sfidano il mainstream. Arriva anche da noi “Stonewall”, film d’impegno su un tema che va per la minore e racconta benemerito le proteste scoppiate nel 1969 nel locale eponimo newyorchese da cui, tra le botte della polizia, iniziò la lotta per i diritti Lgbt. Googlando un 30 secondi, si apprende che c’è anche un altro film, di Nigel Finch, che racconta con lo stesso titolo la stessa storia e, a naso, potrebbe essere anche più bello. Ma è del 1995 e non erano tempi adatti ai coraggiosi blockbuster. Però, siccome la purezza d’intenti ha sempre i suoi inciampi, quando tempo fa uscirono i trailer del film si scatenarono le proteste Lgbt, perché Emmerich aveva fatto un po’ troppo “whitewashing”. Insomma aveva trasformato i protagonisti in gay bianchi, mentre la storia dice che lo Stonewall Inn era frequentato in maggioranza da transgender neri e latini. Viene da scommettere che, se anche avesse messo le etnie giuste, magari si sarebbe dimenticato, come nella vecchia barzelletta razzista, di specificare che erano ebrei e comunisti, pure. E qualcun altro si sarebbe incazzato. Sulla strada in discesa dei diritti, c’è sempre una minoranza che corre più blockbuster corretta di te.