Chi c'è dietro la pagina Facebook che istiga alla conquista islamica dell'Italia

Sul social network un profilo "sponsorizzato" anonimo promuove l'immigrazione clandestina nella penisola con foto di banconote e di barconi
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19 APR 16
Ultimo aggiornamento: 09:03 AM | 24 AUG 20
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Mentre nel Mediterraneo si consumava l’ennesima strage di migranti, e l’allarme sulla Libia, dove sarebbero almeno 200 mila i migranti subsahariani pronti a partire per la Sicilia sui gommoni, su Facebook un profilo seguito da oltre 80 mila persone dovrebbe destare allarme. Si chiama Rumiya Al-Mawu-da (dall'arabo: Rumiya = romana, al mawuda = la cosa che è stata promessa) ed è una sorta di pagina pubblica di istigazione a delinquere – sempre che sia un profilo reale e non un falso creato ad arte per aumentare la confusione e gli istinti più beceri da social network.
Sul profilo, che sembrerebbe creato il 1° dicembre del 2015, non appare alcun amministratore, e si incita i migranti musulmani a partire per l’Italia. Con una demagogia infondata: in ogni post si spiegano le ragioni per cui il nostro paese sarebbe la terra promessa, che offre lavoro, permessi di soggiorno e di studio. E soprattutto – affermazione chiaramente falsa – il diritto d’asilo immediato. La pagina su Facebook viene promossa con inserzioni a pagamento, e appare spesso come "sponsorizzata", quindi qualcuno paga perché Rumiya Al-Mawu-da raggiunga il maggior numero di utenti possibile.
Andando a leggere i post pubblicati in passato, si trova un messaggio sulla conquista islamica del nostro paese, che fa indurre a pensare che il sito-profilo sia fatto probabilmente anche da islamisti pro-Is: “L’islam ha una grande storia in Italia, dove molte province facevano parte del Califfato Abbassidi. E’ chiaro che l’islam ha lasciato le sue tracce in Italia”.
E ancora: “I musulmani in Italia hanno una totale libertà religiosa. E possono chiamare l’Italia casa loro. In Italia possono condurre una vita islamica, senza abbandonare i propri valori” (la shari’a?). Fra gli interventi furiosi degli italiani che commentano i post e chiedono che rimangano a casa loro, bisogna leggere fra le righe: fra i like messi da arabi, molti sono di cittadini iracheni. Si diffondono quindi affermazioni contrarie a ciò che la comunità musulmana italiana spesso dice del nostro paese, accusato di indifferenza, incapacità di integrazione e di islamofobia.
Non è dato sapere chi sia dietro questo profilo, ma l’intento di istigazione all’immigrazione clandestina e al proselitismo islamico è abbastanza chiaro. Sono trafficanti che promuovono dietro l’elogio al nostro paese un incoraggiamento a venire in Italia, dove – è noto ¬– le leggi sull’immigrazione clandestina si aggirano facilmente? Oppure si tratta di una serie di messaggi, neanche troppo velati, in vista di una “conquista” della penisola? Le fotografie usate sulla pagina, spesso raffiguranti i barconi affollati dai trafficanti, non sono rasserenanti. Inoltre si danno spiegazioni anche su come truffare lo stato, e come rimanere in Italia da clandestini.
Il sito internet legato alla pagina Facebook domanda ai musulmani già residenti in Italia di contattare i gestori per essere reclutati come “volontari”: “Negli ultimi mesi, migliaia di migranti musulmani sono approdati in Italia per iniziare una vita migliore per se stessi e le loro famiglie. Noi vogliamo accoglierli a braccia aperte, e continuare ad aiutarli nel loro processo di integrazione nel nostro paese. Per questo stiamo studiando i modi più efficaci per aiutarli a divenire italiani a tutti gli effetti. La comunità locale può offrire un grande aiuto in questo senso”.
Una cosa è certa: il nostro paese non è quello descritto da questi misteriosi propagandisti che, per attirare più musulmani in Italia postano, anche immagini con diverse banconote di euro. L’Italia da diversi anni è una terra di passaggio di migranti e profughi che non considerano affatto il nostro paese come una meta. E anche terra di transito anche per terroristi, come è stato già dimostrato dai passaggi di alcuni jihadisti delle cellule che hanno colpito Parigi e Bruxelles. Urge dunque chiarire su chi ci sia dietro il gruppo Rumiya Al- Mawu’da, e quale sia il vero scopo della pagina.