Bibi, pensaci tu. Il mistero Salah e il cuore del conflitto

Al direttore - Bibi: “Ok, ma sindaco di Roma no”.
Giuseppe De Filippi
Giuseppe De Filippi
Al direttore - Bibi a capo dell’Europa? Sono perfettamente d’accordo con lei. Le ciance su guerra sì-guerra no lasciano il tempo che trovano. Israele, da sempre, combatte il terrorismo e ci convive. E sopravvive a tutto quello che gli succede. Il popolo è in allerta continua. Noi mettiamo lumini e manifestiamo contro… ecco già non siamo d’accordo su chi dobbiamo considerare nemici. Pensare di combatterli, in questa situazione, è utopia. La chiamerei scemenza. Date a Israele il comando e la gestione della nostra sicurezza europea. Oltretutto sarebbe una bella rivincita per gli israeliani. Su tutti i cretini che li odiano.
Maria Pia Banchelli
Maria Pia Banchelli
Per battere un nemico che al momento esprime una forza incomparabilmente superiore alla nostra serve un politico incomparabilmente superiore ai nostri. Bibi, pensaci tu.
Al direttore - Le immagini della cattura di Salah Abdeslam possono svelare il cuore vero del conflitto in atto. Guardate le sequenze: apparentemente tutto sembra normale. Si tratta di un uomo che tenta di scappare ed è fermato. Che c’è di strano? Forse è capitato anche a noi di veder catturare un ladro al supermercato, uno scippatore per strada, un “topo” d’appartamento. Ecco: qui la stonatura. Sembra la stessa scena, quella di un poveretto che si sente braccato e che cerca una via di fuga. Che c’è di strano? C’è di strano che quest’uomo non ha rubato una borsetta, ma è direttamente o indirettamente responsabile dell’uccisione spietata di circa 200 persone. C’è di strano che i suoi amici sono morti in azioni terroristiche e una donna del suo gruppo, a novembre, a SaintDenis, nella stessa situazione, si è fatta saltare in aria dopo aver tentato di portare con sé il più alto numero di teste di cuoio francesi possibile. C’è di strano che fuori da quel portone, banale e stretto, si era appostata una decina di tiratori scelti, armati fino ai denti, con tanto di cane/telecamera e cecchini sui tetti. C’è di strano che Salah esce da quella porta stretta senza armi, si fa spazio tra i militari e inizia a correre di spalle, disarmato, felpa bianca e cappuccio sulla testa, come un impiegato in ritardo per il jogging giornaliero. Che senso ha questo gesto surreale? Cosa voleva fare? Pensava di riuscire a scappare? In una situazione simile, chi può credere a una cosa così assurda? Eppure nessun uomo può fare un gesto senza senso. Poteva attaccarsi dietro la felpa un cartello: “Sparatemi alle spalle, uccidetemi voi. Perché non ho il coraggio del martirio. Almeno sia colpa vostra. Perché non so più con chi stare, né di qua né di là. Fatelo voi, in modo che io sia innocente”. D’altra parte, questo è il senso di ciò che poi ha effettivamente dichiarato: “Sono contento che sia finita. Non ne potevo più”. Ma come poteva finire lo strazio irriducibile di chi ha dato l’esistenza per un’ideologia di morte e si sente costretto (dalla vita stessa) a desiderare la vita? C’è un sano e terribile conflitto in quel goffo tentativo di fuga, il conflitto di chi non riesce a dire, come invece hanno fatto tanti suoi colleghi: “Noi desideriamo la morte più di quanto voi desideriate vivere”. E allora ci si trova a dover decidere chi tradire: l’ideologia di morte (e il suo apparato) o l’imperativo della vita? Facendosi sparare, Salah ha cercato di scaricare la responsabilità della scelta sui nemici: i suoi amici, invece, quelli bravi, gli “eroi”, lo hanno fatto scaricandola su quantità di stupefacenti capaci di trasformare un drogato in martire. Perché la vita, se lasciata vivere, vuole vivere. E quando sente odore di morte, intuisce che desidera tutt’altro: la droga dell’ideologia serve solo a coprire il disagio della menzogna.
Pier Paolo Bellini
Pier Paolo Bellini
Al direttore - Leggo sul Messaggero che le parole di Virginia Raggi sul ricambio del managment di Acea, in caso di vittoria grillina, avrebbero causato un crollo in Borsa di Acea. Non so se sia vero ma mi ha colpito la reazione di Raggi: “Quando pesti i piedi ai poteri forti, i poteri forti si ribellano”. Il candidato che piace all’Economist, al Financial Times, ai circoli romani, ai circoletti clericali, ai magistrati che dice spezzeremo le reni ai poteri forti. Che dire? La comicità di Grillo non conosce confini.
Marco Todari
Marco Todari
Come diceva quello? Ci vediamo in Campidoglio, sarà un piacere.