Aborto, coscienza, pensiero unico. Geniale Rep. con il doppio Rodotà

Al direttore - Procura indaga su Berlusconi spiato. E’ lo smart working, bellezza!
Giuseppe De Filippi
Giuseppe De Filippi
Al direttore - Leggo su Repubblica del 24 febbraio alcune righe nella pagina delle lettere. Cito: “Per un errore nell’invio del file, ieri è stato pubblicato un vecchio commento di Stefano Rodotà che non rifletteva gli ultimi sviluppi del dibattito sulle unioni civili. L’autore sta preparando un nuovo commento in uscita”. Non è la prima volta che capita a Repubblica di pubblicare per due volte lo stesso pezzo. Qualche settimana fa capitò con l’Amaca di Michele Serra. Sa cosa le dico, direttore? Mario Calabresi è un genio. Sta dimostrando alla sua redazione che alcune firme scrivono da così tanto tempo le stesse cose che ormai nessuno si accorge più, nemmeno a Repubblica, se un pezzo è vecchio oppure è nuovo. E’ una forma sottile ma sofisticata di rottamazione. E non ci poteva essere un metodo più diabolico nel rottamare Rodotà che pubblicare due volte il suo stesso pezzo, sulle unioni civili, e dimostrare che nessun lettore si è accorto che il pezzo era uguale a quello pubblicato poco tempo prima. Viva Rep., viva la revolución.
Luca Toaldi
Luca Toaldi
Al direttore - Lo scorso 16 gennaio un decreto legislativo ha depenalizzato l’interruzione di gravidanza clandestina, al contempo le sanzioni sono state portate da 5 mila a 10 mila euro. L’associazione Dire (Donne in rete contro la violenza) ha scritto una lettera aperta al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, chiedendogli di correggere il “gravissimo errore dell’inasprimento delle sanzioni”. Direttore, mi scusi, ho capito bene? Vogliono rendere l’aborto ancora più semplice rispetto a come è oggi? Non le sembra una follia?
Marco Maffini
Marco Maffini
Di cosa si stupisce? Il punto ormai non è più se l’aborto sia diventato o no moralmente indifferente. Il punto, l’obiettivo, sono diventati gli obiettori di coscienza. Bisogna eliminarli a tutti i costi. Perché la libertà di coscienza, si sa, vale solo quando questa libertà è in sintonia con il pensiero unico.
Al direttore - Stop alla step(child?) Non lo so perché c’è chi dice che l’adozione del figlio del partner omosessuale in Italia già c’è per via giurisprudenziale. Ma allora che sta succedendo? Niente, non c’è nessuna novità. Succede quello che è sempre successo: siccome la politica non funziona e non serve per governare la democrazia, alla fine i giudici decidono per tutti sicché saranno tutti contenti, tranne gli italiani che dovranno come al solito arrangiarsi per aggirare le leggi e le assurde sentenze che esprimono orientamenti di fondo divergenti tra loro e col senso della legge stessa. Sono omosessuale e voglio un figlio? Vado all’estero, insemino, aspetto, porto a casa il figlio regolarmente riconosciuto e il gioco è fatto. E la madre o il padre che fine hanno fatto? Boh, chi li conosce? La tendenza alla ipocrisia e a rendere procedimento tutto quello che non si può né negare, né affermare per arrivare a decisioni incontrollate di cui nessuno ha colpa perché le sentenze non si discutono, è la nostra caratteristica: il pensiero obliquo. Ieri sera alla radio c’era una trasmissione che parlava dei poveri bambini abbandonati negli orfanotrofi (a me non risulta tutta questa germinara di bambini). Un ascoltatore telefona e attacca a parlare della Cirinnà, avendo colto che era lì a cui voleva alludere il conduttore serpentino e politicamente schifoso. E’ stato subito fermato: ma no. Mica vogliamo parlare delle adozioni dei gay. Vogliamo solo parlare dei bambini abbandonati che troverebbero subito braccia amorevoli, solo volessimo. Una breve su Grasso: ha deciso che il canguro in Italia è illegittimo, dopo che i 5 stelle hanno detto che non lo avrebbero votato. E come mai allora lo voleva mettere in votazione, il Grasso? E come mai ha detto, rivolto a un senatore, i suoi insulti per me sono motivo di vanto? Mai sentita una cafonata del genere.
Claudio Baleani
Claudio Baleani
Al direttore - Una volta sintetizzato il corposo, dettagliato, ben scritto e argomentato articolo di Larry Siedentop – che non è comunque pane consono ai denti della pubblica opinione – si arriva alla lotta per il potere. Non si scappa, i mezzi, i modi, i tempi e gli strumenti impiegati: dalla clava all’atomica, dalla dialettica filosofica, teologica, laica, idealista, materialista, liberale e collettivistica, tutto s’è sempre svolto in funzione d’acquisire, accrescere e mantenere “il potere”. Cinico? Sarà, ma ce lo racconta la nostra storia, quella senza razze e confini. Non essendo né potendo essere l’uomo e il mondo da lui pensato e costruito luoghi di categorie eterne, universali e immutabili, il tutto s’è dipanato con alterne fortune per le parti in causa. Sarà sempre così, è bene che sia sempre così. E’ logico, ovvio, spontaneo, profondamente umano che gli attori dei vari periodi, tirassero l’acqua al loro mulino e si siano verificati momenti di alterna prevalenza delle parti in causa. Basterebbe – a me basta – considerare questo principio di realtà per relegare “l’uguaglianza”, comunque declinata nel regno dei legittimi, ma impossibili desideri. L’obbligo che ti scappa sempre di mano. Ed è bene che sia così.
Moreno Lupi
Moreno Lupi