Marchionne e la Leopolda a Melfi. Solidarietà all’Avvenire

Al direttore - Non si faccia trarre in inganno dalle apparenze: se Renzi domani non va all’Assemblea annuale non è perché ce l’ha con Confindustria, al contrario vuole lasciare campo libero a Squinzi per lanciare la proposta-sfida ai sindacati sulla riforma contrattuale entro l’anno. Se proprio Renzi ce l’ha con qualcuno, quelli sono i sindacati. Fedele al verbo blairiano sa benissimo che se vuole governare il paese e il partito deve mettere, come ha messo, il sindacato all’angolo. Prima gli ha chiuso il Cnel, poi ha distribuito un vero e proprio aumento salariale con gli ottanta euro e infine (infine?) con il Jobs Act ha creato le condizioni per l’introduzione del salario minimo legale (cioè ha fatto il mestiere loro) e ora, ciliegina sulla torta, va a Melfi con Marchionne nella fabbrica che ha maggiormente innovato sul piano contrattuale. Adesso tocca a Squinzi, se ha coraggio e i bergamaschi sono razza coraggiosa e pragmatica.
Valerio Gironi
Valerio Gironi
A Melfi, oggi, sarà praticamente la Leopolda di Marchionne.
Al direttore - Il Papa confessa al giornale argentino Voz del Pueblo di leggere solo la Repubblica e di non guardare la tv dal 1990 (se non ci fosse di mezzo un voto alla Vergine di Monte Carmelo, una simile dieta mediale si attaglierebbe alla perfezione al cliché dell’insegnante impegnato e di sinistra). Se ne deduce che: 1. Bergoglio legge solo un giornale, il che già mi impensierisce; 2. Bergoglio predilige la stampa amica e oltretutto quella che maggiormente, anche a costo di manipolare le sue interviste, lo tira per la giacca (in questo caso per la talare) per farne un eroe del modernismo più sfrenato. Questo Papa mi piace sempre meno.
Daniele Montani
Daniele Montani
Le letture di un Papa dicono molto di un Papa. Ma la sua lettera mi fa venire in mente una cosa doverosa: massima e piena solidarietà ai colleghi dell’Avvenire e dell’Osservatore Romano.
Al direttore - La bandiera dell’Isis sventola su Palmira. “Uccisi 400 civili, strage di donne e bambini”. Partono i raid della coalizione, puntualmente in ritardo: a corpi tiepidi. Il Califfato arruola nuovi carnefici del jihad, si allarga e conquista. Nelle immagini sono immortalate carovane di moderni pick-up con armamentario imponente e funzionale. A sottintendere ingenti patrimoni. Con l’andare dei giorni la situazione si fa più ingarbugliata e irreparabile. Eppure guai a parlare di guerra. Restiamo a guardare, ammutoliti e complici.
Jori Cherubini
Jori Cherubini
Al direttore - La simpatica intervista pubblicata sul Foglio contiene un’unica inesattezza. Non ho definito “antropoide” il ministro Alfano. Se proprio dovessi attribuirgli una somiglianza antropologica, direi semmai che mi ricorda Drieu…
Con i migliori saluti
Mario Borghezio
Con i migliori saluti
Mario Borghezio
Al direttore - Qualche giorno fa, a “Porta a Porta”, Renzi si è augurato che in Italia si arrivi a un sindacato unico. La semplificazione contrattuale infatti agevolerebbe l’azione di governo. Si sa che per un governo c’è da impazzire con il proliferare delle sigle sindacali… A Renzi ha risposto la Camusso ricordandogli – giustamente – che solo nei regimi totalitari esiste il “sindacato unico”. Peccato che la Camusso è la prima a ragionare come Renzi quando si tratta di scuola: è sotto il fascismo che si è affermata l’idea della scuola unica di stato: “Tutto nello stato niente al di fuori dello stato”. Per la signora solo la scuola statale è la vera scuola mentre la scuola libera è la solita scuola privata. Incomprensibile che si lamenti di Renzi no?
Pippo Emmolo
Pippo Emmolo
Regimi? Totalitarismo? Forse qualcuno dovrebbe semplicemente ricordare alla compagna Camusso che nel 1989 è successo qualcosa di cui, 26 anni dopo, varrebbe la pena prendere atto, anche per il sindacato.
Al direttore - L’editoriale del nostro direttore emerito a commento del risultato elettorale spagnolo è perfetto. Osservo solo che fra cinesi e arabi come prossimi dominatori preferirei i primi. Non per altro, giusto per fare qualcosa di nuovo.
Giovanni De Merulis
Giovanni De Merulis