Giovani universitari di Garissa uccisi anche dall’indifferenza dell’Occidente
Innanzi al massacro degli studenti del University College a Garissa, un massacro che ha colpito per l’ennesima volta sia un luogo del sapere sia la componente cristiana, intellettuali, università, professori e uomini di cultura non possono più tacere.

Innanzi al massacro degli studenti del University College a Garissa, un massacro che ha colpito per l’ennesima volta sia un luogo del sapere sia la componente cristiana, intellettuali, università, professori e uomini di cultura non possono più tacere. E’ giunto il momento di riaffermare non solo il diritto allo studio, all’istruzione per ogni essere umano, ma anche la sacralità della vita di ogni giovane che vuole costruire un futuro per sé, per la propria nazione e per il mondo intero.
In pochi riescono a comprendere che l’obiettivo della mattanza degli studenti cristiani aveva di mira il diritto universale all'educazione e all'istruzione, unico strumento in grado di emancipare i popoli dalle povertà e dall’ignoranza.
In un’epoca in cui la lotta contro i processi di radicalizzazione, contro ogni forma di estremismo è di vitale importanza al fine di promuovere la conoscenza dell’altro, di conservare la memoria dell’umanità, la scuola e gli studenti di ogni razza, etnia, religione e sesso devono essere tutelati nel loro diritto fondamentale alla conoscenza.
L’odio e il terrorismo si fondano sull’ignoranza, temono l'istruzione e il pensiero critico. In Kenya un sedicente movimento dei “giovani” (al-Shabab) ha massacrato giovani studenti, in Nigeria i Boko Haram - in nome della lotta all’educazione occidentale - hanno trucidato studenti e rapito studentesse, in Pakistan il Premio Nobel per la pace Malala Yousafzai ha rischiato di morire per mano dei Talebani solo perché voleva andare a scuola. Gli esempi appena citati sono solo la punta di un iceberg. L’odio e il terrorismo possono attecchire solo sul terreno fertile della povertà e dell’ignoranza. La tolleranza e il rispetto reciproco nascono in famiglia, ma soprattutto sui banchi di scuola, nei luoghi del sapere dove la condivisione è naturale, dove gli studenti condividono esperienza e sapere e aspirano a costruire il proprio futuro.
L’Occidente, con le sue radici illuministiche, sinora è rimasto silente anziché urlare la solidarietà nei confronti delle minoranze religiose e sociali, cristiani, donne che sono stati uccisi a Garissa solo perché considerati inferiori e lontani, tuttavia i giovani di Garissa sono i nostri studenti, sono i nostri figli e il nostro futuro.
Il presente manifesto vuole essere un segno di solidarietà nei confronti di tutti quei giovani che hanno perso la vita perché stavano cercando di costruire un futuro migliore, vuole ribadire con forza che chiunque uccida i luoghi del sapere e chi li frequenta è un nemico dell'umanità.
Noi firmatari desideriamo onorare il ricordo di tutti martiri della barbarie che vorrebbe privare bambini e giovani di un diritto fondamentale, proponiamo di istituire una giornata nazionale per i nuovi martiri del sapere durante la quale istituzioni, docenti e studenti avviino iniziative volte a ricordare che il diritto allo studio non è scontato e che nel ventunesimo secolo c’è ancora chi perde la vita perché si trova in un’università. Al fuoco delle armi, alla barbarie vogliamo rispondere con una forte presa di coscienza e responsabilità che ci vedrà da oggi in prima linea al fianco di ogni giovane che vuole combattere le tenebre con la luce della conoscenza.
Per adesioni scrivete a [email protected]