Salvini federatore? Mmm. La Cei sogna i titoli di Rep. A chi serve il corpo intermedio

14 MAR 15
Ultimo aggiornamento: 03:59 | 6 AGO 20
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Al direttore - Ma perché Yanis Varoufakis polemizza indignato con Wolfgang Schäuble? Deve stare più tranquillo. In fondo, il ministro delle Finanze tedesco si sta comportando con lui come quel medico che diede al suo paziente sei mesi di vita, ma – quando si accorse che non poteva pagare il conto – gliene diede altri sei.
Michele Magno
Al direttore - La rubrica Alta Società è talmente inutile da essere indispensabile. Un po’ come i corpi intermedi, la riforma della Rai, gli editoriali della domenica, la riforma della giustizia, i sindacalisti in politica, le unioni civili, il silenzio venatorio e le lettere al direttore.
Valerio Gironi
Alta Società è il massimo della goduria della disintermediazione: in tre righe racconta quello che altri giornali racconterebbero in trenta paginate patinate a colori. Per il resto, il problema del corpo intermedio non è il corpo intermedio ma è il modo in cui il corpo intermedio viene inteso in Italia: non come uno strumento per semplificare i processi democratici ma come uno strumento per rallentarli, appesantirli e se serve anche ingolfarli. E dunque, essendo questa la premessa, viva la disintermediazione!
Al direttore - I vescovi, il “discorso morale” su Berlusconi dovrebbero tenerlo per sé e per il confessionale. O vogliono che l’Italia diventi una teocrazia come l’Iran?
Enrico Cavallini
C’era un tempo in cui la chiesa si occupava dei valori non negoziabili. Ora è arrivato il tempo in cui la chiesa preferisce fare dichiarazioni solo per finire sulla prima pagina di Repubblica.
Al direttore - Non crede che la Berlusconiade, dietro lo schermo nobilmente giustizialista, riveli lati dell’animo umano di più basso rango: invidia e superbia? Invidia per il successo e la scapigliatura nel saper prendere i lati della vita, superbia nel giudicarsi eticamente superiori che giustifica il livore contro un destino cinico e baro che ingiustamente ha riservato all’improbo una sorte migliore, ma immeritata?
Antonio Maranca
Invidia e superbia non credo. E’ più una confusione culturale, e comincia tutto nell’istante in cui la questione morale è diventata moralismo. Ci torniamo su.
Al direttore - Le notizie che arrivano dalle regioni meridionali vedono ormai sempre più spappolarsi le forze del centrodestra e avviare una migrazione nel Pd renziano, praticamente anche le ultime roccaforti in Veneto e Campania rischiano di crollare non tanto per la forza della sinistra, ma per il passaggio in massa dei capibastone verso sinistra o il partito della nazione. Se affrontiamo le prossime elezioni politiche con questo spirito Berlusconi rischia una disfatta. Salvini a piazza del Popolo a Roma, invece di aprire un ampio fronte antisinistra, ha fatto scrivere uno striscione nel quale si dichiarava finita la stagione politica di Berlusconi. Con ciò, in sostanza, non voleva creare un’alleanza con Forza Italia, se in Veneto ci dovesse essere la candidatura Tosi l’elettorato di quella regione si disorienterebbe e si spaccherebbe, e infine Alfano e il suo manipolo, che in Campania con una mano fanno un accordo con Forza Italia con l’altra si tengono ben strette le poltrone, e si accodano come figuranti nel governo, lasciano un’idea di un campo politico ormai preda del caos dove tutti cercano individualmente di trovare una via d’uscita. Quello che mandiamo in onda sembra quasi la fine della stagione berlusconiana. Se Salvini non fa il federatore del centrodestra rischia di portare l’intero centrodestra verso la marginalità politica e stavolta consegnare tutto il potere a Renzi in cambio praticamente della sola Lombardia, al netto di Milano, in mano alla sinistra. Un blocco sociale che per tanti anni aveva una rappresentanza ora la perde, per trasformarsi in un movimento minoritario e reazionario del tutto fuori contesto in Italia e in Europa. Affrontare il voto delle regionali in questa maniera è controproducente anche perché se Renzi fa filotto e in Italia il centrosinistra governasse in 19 regioni su venti in tutti i capoluoghi e nell’80 per cento delle province non vi sarebbe più battaglia, ma in Italia regnerebbe un solo uomo e un solo partito.
Carlo De Rosa
Pensare a Salvini come federatore del centrodestra è come pensare che Ingroia possa fare il direttore del Garantista. Il centrodestra si salva se la smette di ragionare pensando solo a dove andare (alleanze) e non a cosa fare (idee). La strada è lunga. Noi, come ha fatto sul Foglio la nostra Peduzzi con l’inchiesta sulle destre europee, qualche suggerimento continueremo a darlo.