Il premier Valls e il nuovo socialismo in camicia bianca (basta piagnistei)

Il premier se ne infischia dell’ala giacobina del Partito socialista, che lo accusa di fare una politica di destra.
6 NOV 14
Ultimo aggiornamento: 19:02 | 18 AGO 20
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Parigi. Basta piagnistei, basta totem ideologici, tra la sinistra e le imprese può nascere una bella storia d’amore e chissenefrega se i frondisti rimangono impaludati nelle loro logiche vetero-socialiste. Si adegueranno, perché questo paese va snellito, va riformato. E poi finiamola di autodenigrarci, celebriamola questa Francia che avanza, innova e brilla nel mondo per l’eccellenza delle sue imprese. Esaltiamola e partiamo da essa per guardare al futuro con ottimismo. Il premier francese, Manuel Valls, ama le imprese, lo ha detto in tutte le lingue, e dinanzi a ogni tipo di platea. Se ne infischia dell’ala giacobina del Partito socialista, che lo accusa di fare una politica di destra – lo ha soprannominato perfidamente “Sarkozy formato Leader Price”, cioè a basso costo – e mai e poi mai vorrebbe che la gauche flirtasse con il mondo imprenditoriale.
A tre mesi dal celebre discorso del “J’aime l’entreprise” pronunciato all’Università estiva del Medef – la Confindustria francese – lo ha ripetuto due giorni fa, Valls, quanto le imprese siano importanti per raddrizzare le sorti della Francia. In tarda mattinata presso la sede L’Oréal di Clichy-la-Garenne nell’Haut-de-Seine, poi, in serata, in occasione della consegna dei Bfm Awards, volti a ricompensare gli imprenditori francesi che si sono maggiormente distinti nel corso dell’anno. “Invece di denunciare il ‘French bashing’ – l’accanimento contro i francesi di matrice anglosassone, ndr – dobbiamo valorizzare il ‘French celebrating’”, ha dichiarato Valls, riprendendo l’espressione impiegata poco prima del suo intervento dal pdg di L’Oréal, Jean-Paul Agon. “Bisogna parlare positivamente di ciò che va nella buona direzione”, ha continuato il premier francese, affermando che L’Oréal è il simbolo di “una Francia che avanza e vince, che bisogna celebrare e sostenere”. A metà tra Montebourg e la sua ode al “made in France” e Macron e il suo appello di venerdì scorso a una maggiore “self-confidence”, il primo ministro ha inaugurato così ieri l’èra del “French celebrating”. A più riprese aveva manifestato la sua insofferenza per quella tendenza, non solo anglosassone, ma anche propria a certi esponenti politici e intellettuali autoctoni, a denigrare la Francia. Un mese fa si è presentato di fronte ai big della finanza, nel cuore della City, per dire che il suo governo è pro business, e che gli inglesi, nonostante le copertine dell’Economist e i tappeti rossi di Cameron agli esiliati fiscali francesi, sono i benvenuti in Francia. Loro ci avevano creduto poco, ma Valls, la rivincita, se l’è presa pochi giorni dopo, con l’assegnazione del premio nobel per l’Economia a Jean Tirole: “Che beffa per il French bashing!”, aveva twittato entusiasta. Nel discorso a Clichy-la-Garenne, durante il quale ha ribadito la sua fermezza nel voler “lottare contro la tassazione eccessiva”, “ridurre il costo del lavoro”, “semplificare la burocrazia” e “sostenere la ricerca”, è concentrata la linfa del nuovo socialismo in camicia bianca, carismatico e decisionista, radunatosi a Bologna a inizio settembre.
[**Video_box_2**]Un discorso che Valls ha ripreso nella sua essenza durante la cerimonia di premiazione dei Bfm Awards, tenutasi in serata nella Salle Pleyel di Parigi. Ospite d’onore e accompagnato dal ministro dell’Economia Emmanuel Macron, il premier francese ha consegnato il Grand Prix al numero uno di Renault, Carlos Ghosn, e al pdg di Free, Xavier Niel, prima di lanciarsi in un elogio della “Francia che avanza e vince”, dinanzi a un nutrito parterre di imprenditori: “Dobbiamo ringraziare queste persone che non attendono tutto dallo stato, che prendono dei rischi e offrono qualcosa a Parigi, alla gioventù e alla Francia, questi imprenditori che non sono sempre lì a lamentarsi e a criticare, ma guardano il futuro con ottimismo ed entusiasmo”.