Potere giudiziario

La magistratura da anni piagnucola pubblicamente sulle interferenze deglialtri poteri sul suo operato, sulle critiche che talvolta emergono sullastampa a proposito di certe sentenze e più in generale sulle questionirelative alla propria indipendenza e al proprio ruolo costituzionale. Magariil piagnisteo è legittimo. Magari è legittimo anche quando si pavental'introduzione di una responsabilità civile, anche se la magistratura tendepoco a confrontarsi con il potere legislativo ed i rappresentanti di quelpopolo nel cui nome pronunciano le sentenze, limitandosi, appunto apiagnucolare e a dire di no (la stessa cosa è stata fatta negli anni con laseparazione delle carriere, venti anni di risposte negative e nessunamotivazione che noi comuni mortali si potesse capire che non fosse la solitanenia: ma così si toglie indipendenza alla magistratura, mah). Ora, aleggere degli intrighi nella procura milanese, con Robledo e Bruti Liberatiin guerra per motivi, a quanto pare, squisitamente politici, e ricordando diun altro scandaletto per nulla edificante sulle toghe (sempre di lotteintestine e antipatie si parlava) scoppiato anche qui a Prato non moltotempo fa, viene da domandarsi, tra tutte queste istanze di tutela dei ruolicostituzionali, che fine facciamo noi che dobbiamo essere giudicati? Cheidea ci dobbiamo fare di un sistema immobile e immutabile per alcuni (nelleprerogative), ma ben flessibile in peggio, per noi, che tra l'altro tuttequelle bizze e quegli intrighi li paghiamo a suon di tasse?