Xi Jinping fa sempre sul serio, anche contro la pornografia

Quando qualche giorno fa il governo cinese ha annunciato una grande campagna online contro la pornografia e i contenuti immorali su internet, i commentatori occidentali hanno avuto due reazioni. “La solita propaganda”, hanno scritto alcuni, buona per lanciare qualche proclama sui media di stato e mantenere vivo il paternalismo del Partito comunista. La campagna, d’altronde, si chiama “Ripulire il web 2014”, e questo perché ce n’è stata una nel 2013, nel 2012 e così via. Negli anni scorsi il governo individuava qualche sito dal contenuto indecente, lo umiliava in pubblico, comminava qualche blanda multa di cui nessuno sentiva più parlare. Tra gli analisti c’è stato anche chi ha visto nella campagna un nuovo paravento per continuare la repressione degli attivisti su internet. Guarda anche la galleria fotografica
28 APR 14
Ultimo aggiornamento: 08:25 | 24 AGO 20
Immagine di Xi Jinping fa sempre sul serio, anche contro la pornografia
Quando qualche giorno fa il governo cinese ha annunciato una grande campagna online contro la pornografia e i contenuti immorali su internet, i commentatori occidentali hanno avuto due reazioni. “La solita propaganda”, hanno scritto alcuni, buona per lanciare qualche proclama sui media di stato e mantenere vivo il paternalismo del Partito comunista. La campagna, d’altronde, si chiama “Ripulire il web 2014”, e questo perché ce n’è stata una nel 2013, nel 2012 e così via. Negli anni scorsi il governo individuava qualche sito dal contenuto indecente, lo umiliava in pubblico, comminava qualche blanda multa di cui nessuno sentiva più parlare. Tra gli analisti c’è stato anche chi ha visto nella campagna un nuovo paravento per continuare la repressione degli attivisti su internet. “Il porno non c’entra”, ha scritto Foreign policy, quando il governo dice di volere colpire i contenuti pornografici e i rumors, come spesso sono individuati i contenuti degli attivisti su internet, è soprattutto ai secondi che bisogna guardare.

Ma il presidente cinese Xi Jinping, noi occidentali non l’abbiamo ancora capito, non è tipo da rifugiarsi dietro a paraventi. E’ già avvenuto con la “guerra alla corruzione”, annunciata da Xi all’inizio del suo mandato e interpretata come uno dei tanti metodi di spoil system adottati dentro al Partito. Quando un nuovo presidente annuncia di voler colpire la corruzione, di solito vuole liberarsi dei nemici interni. La guerra alla corruzione di Xi invece va avanti da mesi, ha preso di mira alcuni principi del partito come Zhou Yongkang, l’ex potentissimo capo degli apparati di sicurezza e del settore petrolifero, e ha provocato l’arresto o la degradazione di decine di migliaia di funzionari. La guerra alla corruzione di Xi non è spoil system, è accentramento del potere. Così, come ha raccontato Bill Bishop nella sua inestimabile newsletter Sinocism giovedì scorso i media di stato hanno annunciato che il governo aveva tolto a Sina, uno dei giganti dell’internet cinese proprietario tra l’altro di Weibo, tre grosse licenze pubblicitarie legate alla pubblicazione di materiale e di avere arrestato alcuni dipendenti dell’azienda, accusati di avere consentito la pubblicazione di 20 articoli e 4 video contenenti materiale lascivo. La scorsa settimana i giornali di partito hanno pubblicizzato la notizia e le televisioni hanno trasmesso reportage umilianti sull’azienda. Ieri sera Tong Chen, il vicepresidente di Sina, è apparso in televisione e si è scusato pubblicamente per il comportamento dell’azienda, che nel frattempo ha chiuso il suo portale dei libri, dove erano in vendita pubblicazioni come “L’amante da sogno della donna del villaggio”.
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Come scrive Michael Forsythe sul blog Sinosphere del New York Times, la pornografia sull’internet cinese è molto diffusa. Anche i siti legati al governo, come quello del People’s Daily, pubblicano gallerie d’immagini come “Le 10 donne famose con i décolleté più belli di Taiwan”, e l’intento del governo nell’attaccare Sina (che se non riavrà le licenze rischia di dover chiudere alcuni settori lucrosi del suo business, come quello dei giochi online) è quello di colpirne uno per educarne cento. La battaglia culturale, la rivoluzione (almeno di facciata) dei contenuti un altro dei modi con cui Xi cerca di accentrare il potere, e di mostrare che lui la Cina può cambiarla anche nella mentalità. In questi giorni il governo ha avviato anche una campagna per convincere le donne cinesi (che risentono del benessere, cercano la carriera e ritardano il matrimonio) a sposarsi, e a farlo presto per evitare di fare la fine del vecchio Giappone, e ha fermato, per ora senza fornire una ragione, la trasmissione televisiva di alcune serie americane famose, come “The big bang theory”, “The good wife” e “Ncis”.
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