Prima grana per Valls

Sul piatto ci sarebbero all’incirca tredici miliardi di euro. E’ l’offerta da capogiro avanzata dagli americani di General Electric al gioiello dell’industria francese Alstom, secondo quanto riportato giovedì dall’agenzia finanziaria Bloomberg, nonostante le smentite di entrambi i gruppi e del primo ministro Valls che ha dichiarato di non voler “commentare dei rumor”, assicurando tuttavia che seguirà “il dossier con attenzione”. Negli ultimi tempi, il gruppo industriale francese, attivo nel settore delle infrastrutture ferroviarie, oltre che nel campo della produzione e della distribuzione energetica, è tornato a navigare in cattive acque, dopo il soccorso di stato, pilotato da Sarkozy con l’appoggio di Bruxelles, che nel 2004 lo salvò in extremis. Leggi anche Carretta Se Piketty pikiava
26 APR 14
Ultimo aggiornamento: 07:01 | 14 AGO 20
Immagine di Prima grana per Valls
Sul piatto ci sarebbero all’incirca tredici miliardi di euro. E’ l’offerta da capogiro avanzata dagli americani di General Electric al gioiello dell’industria francese Alstom, secondo quanto riportato giovedì dall’agenzia finanziaria Bloomberg, nonostante le smentite di entrambi i gruppi e del primo ministro Valls che ha dichiarato di non voler “commentare dei rumor”, assicurando tuttavia che seguirà “il dossier con attenzione”. Negli ultimi tempi, il gruppo industriale francese, attivo nel settore delle infrastrutture ferroviarie, oltre che nel campo della produzione e della distribuzione energetica, è tornato a navigare in cattive acque, dopo il soccorso di stato, pilotato da Sarkozy con l’appoggio di Bruxelles, che nel 2004 lo salvò in extremis. L’attuale pdg, Patrick Kron, ha annunciato recentemente un piano di dismissioni che si aggira attorno ai due milioni di euro, nonché il taglio di milletrecento dipendenti. A gennaio scorso, Alstom ha dovuto rivedere al ribasso le stime di utile per la seconda volta in nove mesi, in ragione di un calo vertiginoso delle vendite sul mercato termoelettrico, mentre Ge si è lasciata alle spalle un trimestre brillante, con utili di gran lunga superiori rispetto a quanto previsto dagli analisti. L’offerta di acquisizione del colosso americano giunge in un momento assai delicato per la Francia, in cui il dibattito sul declino dell’industria nazionale e su come fronteggiarla è più vivace che mai, e il numero di aziende passate sotto il controllo straniero è in costante aumento. Dopo il gruppo automobilistico Psa Peugeot-Citroën, obbligato a ricorrere ai capitali cinesi del gruppo statale Dongfeng per combattere la crisi, anche un altro pezzo pregiato come Alstom potrebbe quindi accettare un’iniezione di denaro straniero, per poter tornare a essere competitivo. Ma competizione e libero mercato sono termini che fanno venire la nausea al ministro dell’Economia Arnaud Montebourg, il grande apostolo del patriottismo economico e della demondializzazione, uno che vorrebbe nazionalizzare tutte le aziende decotte, indipendentemente dalla loro efficienza e produttività. E che infatti, ha già fatto sapere che il governo sta lavorando “ad altre soluzioni”.
[**Video_box_2**]
Ma il dossier Alstom-Ge preannuncia anche l’ennesima guerra per bande del Partito socialista, rischia ovvero di far riemergere le divergenze mai sopite tra la corrente social-liberale, incarnata dal premier Valls, e l’ala più a sinistra del Ps, quella che rispecchia le idee più vecchie e forforose del socialismo europeo, di cui Montebourg è il capofila. I due non si sono mai amati, non hanno mai smesso di lanciarsi frecciatine a distanza, e l’ipotesi di vendita di Alstom agli americani, che Valls in fondo non disdegna, per Montebourg è da scartare. “Alstom è il simbolo della nostra potenza industriale e dell’ingegno francese. In questo dossier il governo esprime una preoccupazione e una vigilanza patriottica”, ha dichiarato Montebourg al Monde. “Questa alta vigilanza porta sul serio rischio di perdere un centro decisionale, sul desiderio e la necessità di rinforzare la nostra base industriale francese ottenendo delle relocalizzazioni industriali in Francia, e sul numero di posti di lavoro persi o creati in questo genere di operazioni”. Secondo gli osservatori, la fusione tra il gruppo industriale francese e il colosso americano è una questione di tempo. Il Monde evoca addirittura la possibilità di un accordo già da questo weekend e riporta un episodio che in effetti rende più che credibile l’ipotesi. Patrick Kron, in trasferta all’estero, sarebbe stato “costretto” a rientrare d’urgenza a Parigi giovedì pomeriggio. Il governo avrebbe addirittura inviato un’auto di servizio per recuperarlo all’aeroporto Le Bourget, e portarlo a sirene spiegate direttamente a Bercy, dove si è incontrato con Montebourg, prima di essere ricevuto all’Eliseo dal vicesegretario generale della presidenza della Repubblica Emmanuel Macron. Chissà se finirà come con Dailymotion, la start-up francese di condivisione video, sulla quale l’anno scorso aveva allungato le mani l’americana Yahoo!. L’operazione saltò in ragione delle smargiassate neocolbertiste di Montebourg, che litigò con mezza Francia, e si espose in prima linea in difesa dell’interesse nazionale e di Dailymotion, “una pepita francese”, disse, “che bisogna preservare”. Alstom è molto più che una pepita. E’ un gruppo industriale di eccellenza che conta novantatremila dipendenti, di cui diciottomila solo in Francia, leader mondiale nella costruzione di turbine per l’energia idroelettrica, oltre che costruttore dei treni Tgv e Agv.
Leggi anche Carretta Se Piketty pikiava