I cinesi usano l’arma del telefono

Qualcuno avrebbe dovuto dirglielo, agli entusiasti spendaccioni di Mountain View, che fare la concorrenza ai cinesi è difficile anche se sei il re della Silicon Valley. Poco più di un anno fa, quando Google ha cercato di rilanciare Motorola, la compagnia in declino che si era comprato nel 2011 per 12 miliardi di dollari e 17 mila brevetti (il vero tesoro dell’azienda, utili a Google anche nelle sue battaglie legali), alcuni analisti hanno iniziato a ipotizzare che la sua fosse una strategia “cinese”: inondare il mercato di smartphone a basso costo e buona qualità,  rosicchiare i margini di guadagno, inquinare i profitti di Apple e della coreana Samsung.
31 GEN 14
Ultimo aggiornamento: 23:03 | 5 AGO 20
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Qualcuno avrebbe dovuto dirglielo, agli entusiasti spendaccioni di Mountain View, che fare la concorrenza ai cinesi è difficile anche se sei il re della Silicon Valley. Poco più di un anno fa, quando Google ha cercato di rilanciare Motorola, la compagnia in declino che si era comprato nel 2011 per 12 miliardi di dollari e 17 mila brevetti (il vero tesoro dell’azienda, utili a Google anche nelle sue battaglie legali), alcuni analisti hanno iniziato a ipotizzare che la sua fosse una strategia “cinese”: inondare il mercato di smartphone a basso costo e buona qualità, rosicchiare i margini di guadagno, inquinare i profitti di Apple e della coreana Samsung. Google non è mai stata interessata a vendere cellulari, il suo obiettivo è da sempre infilare il suo Android, con la sua corte di applicazioni e servizi altamente remunerativi, nel maggior numero possibile di smartphone. Ecco dunque il compito “cinese” degli economici smartphone Motorola: non generare guadagni per Google, ma costringere la concorrenza, che ugualmente monta Android, a rendere più accessibili i suoi device – dunque ad aumentare la diffusione dei servizi Google.
A cambiare i piani di Google sono arrivati i cinesi, quelli veri, che nell’ultimo anno hanno iniziato a insidiare il duopolio di Apple e Samsung con politiche aggressive. Compagnie come Huawei, Xiaomi e Oppo guadagnano enormi fette di mercato in Cina e nei paesi emergenti, ma hanno iniziato a guardare con desiderio anche ai mercati americano ed europeo. Come racconta il Wsj, a Pechino gli smartphone Oppo sono più sexy degli iPhone atterrati da pochi mesi, e tanti pensano che meglio di un Samsung Galaxy sia un economico Huawei. Apple e Samsung restano due giganti incontrastati, ma nella classifica dei produttori di smartphone, con l’eccezione di Lg, dietro ci sono solo compagnie cinesi. Così per Google, la scelta migliore è stata vendere a un grande produttore di Pechino, Lenovo, che è già il quarto al mondo ma ha bisogno di un marchio conosciuto in occidente per fare il grande salto. I tre miliardi che arriveranno a Mountain View, sui 12 pagati nel 2011, non costituiscono una perdita enorme tenendo conto che Google si tiene quasi tutti i brevetti e alcuni pezzi pregiati della compagnia e lascia ai cinesi il lavoro sporco di vendere smartphone a prezzi stracciati. Con dentro Android, ovviamente.