Renzi: "Se il governo si logora è perché non fa le cose"

"Il tema non è quanto dura il  governo, come se interessasse a qualcuno se al governo c'è Tizio o Caio". Così il segretario del Pd Matteo Renzi durante la Direzione del partito. "Mettiamoci l'anima in pace, agli italiani i nostri destini personali non interessano", ha aggiunto. "Il governo ha tutto il diritto di andare avanti – ha proseguito – ma per andare avanti abbia la forza di raccontarci una  visione, di coinvolgerci prima, di non inserire nei decreti tutto quello che ha in mente". Leggi anche Merlo Il sillogismo del proporzionale - Scoppia il casino Renzi-Berlusconi - L'editoriale Caccia all'uomo nuovo - Rizzini Grillo romba col proporzionale
16 GEN 14
Ultimo aggiornamento: 06:17 | 12 AGO 20
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"Il tema non è quanto dura il governo, come se interessasse a qualcuno se al governo c'è Tizio o Caio". Così il segretario del Pd Matteo Renzi durante la Direzione del partito. "Mettiamoci l'anima in pace, agli italiani i nostri destini personali non interessano", ha aggiunto. "Il governo ha tutto il diritto di andare avanti – ha proseguito – ma per andare avanti abbia la forza di raccontarci una visione, di coinvolgerci prima, di non inserire nei decreti tutto quello che ha in mente".
Renzi è dunque tornato a chiarire che non intende far cadere il governo, ma al tempo stesso ha rivendicato la libertà di criticare l'esecutivo. "Sono andato da Letta due giorni prima di candidarmi a sindaco", ha ricordato per fugare qualsiasi dubbio sul'intenzione di provocare una crisi, "ho cercato di inserire" impegni tali che c'è"un anno davanti". Dunque, ha sottolineato il sindaco di Firenze, "di che stiamo parlando? Di paure? Delle preoccupazioni? Possiamo dirlo o no che il governo se fa bene una cosa si merita il nostro bravo e se fa male si merita una critica?", ha insistito. "Far notare gli errori non è cercare di fare le scarpe al premier è cercare di dargli una mano, chi gli fa notare gli errori gli vuole bene", ha assicurato.
RIMPASTO - Sull'ipotesi di un rimpasto dell'attuale esecutivo, Renzi ha tenuto a chiarire: "Il governo non ci chieda di fare un rimpastino dove al posto di uno di loro mettiamo uno di noi, perché se la vogliamo giocare così un governo che si basa all'80 per cento sul Pd e che ha tutta la prima linea di ministri non del Pd nella logica della prima Repubblica sarebbe da rimpastare – ha aggiunto il segretario del Pd –. Di questo si occupa il presidente del Consiglio, sarà il presidente del Consiglio a dire se la sua squadra ha fatto bene o male. A lui la scelta, ma sulle singole iniziative noi ci facciamo sentire". "Il governo – è poi tornato a ribadire Renzi – ha tutto il diritto di andare avanti, ma abbia la forza di racontarci una visione e un orizzonte, di coinvolgerci prima, di non inserire in decreti omnibus tutte le cose che ha in mente per scoprire che siamo nelle mani di una tecnocrazia". E ancora: "Sulle singole iniziative, se fallisce, il conto dei risultati del governo lo portano a noi", ha avvertito il segretario. "La prospettiva personale che mi riguarda non è un giochino tutto interno agli intrighi di palazzo per andare al posto di Enrico".
D'altronde, come ha ricordato il leader del Pd alla fine del suo intervento in Direzione, "il governo non lo logora qualcuno dall'esterno, ma si logora e non fa le cose. Il suo mestiere è di dare speranze all'Italia e non fare polemiche tra singoli alleati".
LA LEGGE ELETTORALE, L'INCONTRO CON IL CAV. E LE POLEMICHE - "La polemica 'Renzi parla con Forza Italia' è surreale: noi cerchiamo fino all'ultimo giorno da 5 stelle a Fi, è chiaro che si parla con tutti e ovunque, con quelli che ci vogliono ovviamente", ha chiarito Renzi alla Direzione del Pd. "La conclusione del metodo di lavoro è un accordo democratico per un sistema che duri almeno 20 anni – ha detto il segretario –. Se riusciamo ad offire ai nostri interlocutori il pacchetto completo legge elettorale, revisione del Senato e riforma del Titolo V è evidente che si parla con Fi". "Il segretario ha anche aggiunto: "Propongo alle altre forze politiche un accordo nobile, serio e istituzionale che parta dalle proposte del Pd", sottolineando come suoni anche "stravagante che venga la polemica rispetto al pregiudicato, come ha detto D'Attore, e che venga da chi ha fatto un governo insieme a Berlusconi. Io non ho visto un ministro dimettersi dopo la sentenza su Berlusconi, li ho visti dimettersi per un 'chi' ma non per questo"
Renzi ha poi lanciato la sua proposta: "Chiederei al termine della discussione in commissione Affari costituzionli di riunire la Direzione perché voti" una proposta del Pd sulla legge elettorale. E' la Direzione che deve esprimersi, dice Matteo Renzi, "non è il segretario che chiede un mandato per fare come vuole lui". L'idea del segretario sul sistema elettorale è "un sistema che consenta di governare e il sistema è il premio di maggioranza e non il doppio turno".
NON RIPETERE GLI ERRORI - Per Renzi "Un partito non può ripetere le indegne figuracce e trattative che ci sono state propinate con i governi di centrosinistra. La straordinaria macchina dell'Unione ha visto la presenza di una selva di partitini con potere di veto che ha impedito alla macchina di Prodi di muoversi".
NO AI RICATTI - Riguardo alla prospettiva di una nuova legge elettorale, "è da respingere il ricatto di chi dice legge elettorale sì, ma se si va a votare a maggio".
IL VOTO SEGRETO - "Non ho preoccupazione sul fatto che la Camera vada al voto segreto". Così Matteo Renzi alla direzione Pd. "Il passaggio elettorale noi lo proponiamo con chiarezza in questa sede, lo faremo votare dalla direzione lunedì. Se i gruppi parlamentari decideranno di fare una battaglia a viso aperto ne parleremo. Se qualcuno si affiderà invece al meccanismo della fronda e del voto segreto si troverà davanti a una discussione non al nostro interno ma davanti al Paese, ne dovremo rispondere a tutto il Paese".
LAVORO E ART. 18 - "Se mettiamo il Paese a ridiscutere dell'articolo 18 facciamo la solita manfrina mediatica e non riusciamo ad essere credibili anzitutto coi nostri", ha fatto notare Renzi alla Direzione del Pd parlando del piano lavoro.
UN "MANDATO FORTE" - "Chiedo un mandato con i paletti sui temi delle primarie", ha detto Renzi parlando delle riforme. Per il segretario questo passaggio è fondamentale per "un partito che si candida a guidare il Paese" e che sia in grado di inserire la riforma elettorale "in una cornice con la riforma del Titolo V e del Senato". Renzi ha anche parlato del "superamento delle indennità dei senatori e del bicameralismo perfetto" e del "recupero del ruolo delle regioni". "Se ci sono queste tre cose – ha detto il segretario – può essere un anno costituente, cosa che non fa mangiare i cittadini che hanno bisogno di risposte concrete, di diritti e della creazione di posti di lavoro".
LA REPLICA DI LETTA - "Sono d'accordo con Renzi sulla necessità di un nuovo inizio dell'azione di governo. Mi sono impegnato in questa direzione e conto di arrivare ad un risultato positivo a breve. Ovviamente ho un giudizio diverso sui nove mesi di lavoro in uno dei tempi più complessi e travagliati della nostra storia recente che questo governo ha dietro le spalle". E' stato questo il commento del premier Enrico Letta alla relazione del segretario Pd, Matteo Renzi, alla direzione del partito. Quanto alle proposte di Renzi ssulla riforma della legge elettorale, Letta ha dichiarato: "Sono fiducioso in un risultato positivo dell'iniziativa opportuna e coraggiosa che Renzi ha assunto su questo tema".