Merkel e l'alchimista

Da ieri il presidente dei socialdemocratici tedeschi, Sigmar Gabriel, è diventato “l’alchimista”, secondo la definizione data sia dalla Frankfurter Allgemeine sia dal quotidiano economico Handelsblatt. E’ riuscito a trasformare il piombo in oro, a trasformare quella che era una sconfitta (il 25,1 per cento dei voti alle elezioni di settembre) in una partnership non poi così di minoranza nella Grosse Koalition guidata dalla cancelliera Angela Merkel (che conquistò il 41,5 per cento di consensi).
16 DIC 13
Ultimo aggiornamento: 22:50 | 10 AGO 20
Immagine di Merkel e l'alchimista
Da ieri il presidente dei socialdemocratici tedeschi, Sigmar Gabriel, è diventato “l’alchimista”, secondo la definizione data sia dalla Frankfurter Allgemeine sia dal quotidiano economico Handelsblatt. E’ riuscito a trasformare il piombo in oro, a trasformare quella che era una sconfitta (il 25,1 per cento dei voti alle elezioni di settembre) in una partnership non poi così di minoranza nella Grosse Koalition guidata dalla cancelliera Angela Merkel (che conquistò il 41,5 per cento di consensi). Gabriel, che sarà vicecancelliere e ministro del superministero di Economia e Energia, ha negoziato alla pari, ed è andato a casa con sei dicasteri, proprio quanti quelli della Cdu, e con parecchi punti programmatici che, nel contratto dell’intesa di governo, portano la firma socialdemocratica. Merkel s’è piegata? Non sia mai. La cancelliera non ha mai davvero voluto trovare un’alternativa all’Spd nell’alleanza di governo e quindi – così sostengono molti, soprattutto alcuni esponenti del mondo del business che fin da subito hanno mostrato preoccupazione – ha lasciato che l’alchimia si concretizzasse (“niente esperimenti”, diceva il vecchio cancelliere Konrad Adenauer, e si sa che Merkel condivide appieno questa raccomandazione). Per evitare rischi, dicono i “merkelologi”, com’è nella natura della cancelliera. Alle Finanze resta comunque il collaudato e rigoroso Wolfgang Schäuble, e questa è la garanzia principale che la Merkel ha messo sulla continuità della sua strategia economica pur con i socialdemocratici nell’esecutivo (secondo il Monde, l’Spd aveva chiesto questo dicastero ma Merkel non ha voluto sentirne parlare, ma il quotidiano francese insisteva e si interrogava sulle “ragioni misteriose di questo regalo” da parte dell’Spd).
Tra Merkel e Gabriel, è il secondo quello considerato decisionista, ma in anni di potere s’è capito che Merkel non si muove con teatralità, però non fa mosse superficiali. Il New York Times si augura – come già ha fatto a settembre l’Economist – che in questo terzo mandato, forse l’ultimo, Merkel mostri coraggio, faccia la radicale, “let Merkel be Merkel”. A prima vista, la cancelliera non ha colto il consiglio, ma siamo soltanto all’inizio, e già si intravvedono astuzie disseminate qui e là nel nuovo governo. La principale è la nomina di Ursula von der Leyen alla Difesa, la prima donna alla testa della Bundeswehr, l’esercito tedesco: un dicastero di prestigio, ma anche un test pesante, ché quel ministero non porta mai troppo bene alla carriera politica, in Germania.
I mercati hanno reagito con contenuto ottimismo: la Borsa di Francoforte non si è scomposta: il Dax segnava ieri un più 122 punti base. Ma fuori dal mercato, molte associazioni di imprenditori hanno fatto trasparire i loro malumori, registrati dall’Handelsblatt online che associava l’immagine di Gabriel al titolo “Lo spauracchio dell’economia”. “I socialdemocratici si sono assicurati due dei ministeri più importanti per la crescita del paese”, spiegava il giornale: Andrea Nahles, vice di Gabriel e interprete dei sentimenti più a sinistra del partito, guiderà il dicastero del Lavoro, con il portafoglio più pesante (119 miliardi di euro di cui due terzi vanno a integrazione delle pensioni e il resto in assegni sociali), e non è detto che non attenterà ulteriormente all’Agenda 2010 del suo ex capo Gerhard Schröder (Agenda alla quale il paese deve in massima parte l’attuale benessere). Come scriveva anche il Wall Street Journal, le forze più liberiste temono che Merkel abbia ceduto troppo. Troppo anche in considerazione del fatto, che al Bundestag, ora come ora, non c’è più il gruppo liberale, e che anche nel Bundesrat la presenza dell’Fdp è esigua. Il timore maggiore è che i 23 miliardi di euro di spesa in più previsti per questa legislatura vadano prevalentemente nel sistema di welfare e poco in infrastrutture e altri settori capaci di generare crescita economica.