La chiesa “omofoba” che difende i gay
La decisione della Corte suprema indiana di trasformare di nuovo in reato punibile con il carcere gli atti omosessuali tra adulti consenzienti, dopo che nel 2009 erano stati decriminalizzati, ha colto di sorpresa. Ma ancor maggiore sorpresa desterà, in chi è abituato ad accomodarsi sullo stereotipo anticattolico che indica nella chiesa di Roma una delle principali centrali omofobiche – visto che continua a opporsi ai matrimoni tra persone dello stesso sesso – la notizia che a protestare con forza contro il ripristino del reato di omosessualità (“reato contro natura”, lo definisce l’Alta corte nella sentenza, con terminologia risalente al periodo coloniale britannico) sono state proprio le più importanti cariche della chiesa cattolica indiana.

La decisione della Corte suprema indiana di trasformare di nuovo in reato punibile con il carcere gli atti omosessuali tra adulti consenzienti, dopo che nel 2009 erano stati decriminalizzati, ha colto di sorpresa. Ma ancor maggiore sorpresa desterà, in chi è abituato ad accomodarsi sullo stereotipo anticattolico che indica nella chiesa di Roma una delle principali centrali omofobiche – visto che continua a opporsi ai matrimoni tra persone dello stesso sesso – la notizia che a protestare con forza contro il ripristino del reato di omosessualità (“reato contro natura”, lo definisce l’Alta corte nella sentenza, con terminologia risalente al periodo coloniale britannico) sono state proprio le più importanti cariche della chiesa cattolica indiana.
Intervistato da AsiaNews, l’arcivescovo di Mumbai e presidente della Conferenza episcopale indiana, cardinale Oswald Gracias, afferma che “la chiesa cattolica non è mai stata contraria alla decriminalizzazione dell’omosessualità, perché non abbiamo mai considerato i gay dei criminali”. In quanto cristiani, ha aggiunto “esprimiamo il nostro pieno rispetto agli omosessuali. La chiesa cattolica si oppone alla legalizzazione dei matrimoni gay, ma insegna che gli omosessuali hanno la stessa dignità di ogni essere umano e condanna ogni forma di ingiusta discriminazione, persecuzione o abuso”. A chiedere e a ottenere alla Suprema corte il ripristino del reato è stato il leader del Bharatiya Janata Party, il partito ultranazionalista indù, ma le associazioni di attivisti omosessuali accusano indifferentemente, oltre agli indù, musulmani e cattolici. Un equivoco doloso che danneggia, oltre alla verità, proprio i gay.