Nueva izquierda bergogliana
Papa Francesco sta di nuovo creando un terremoto nella chiesa cattolica. Martedì ha reso noto la sua prima esortazione apostolica, dichiarando che c’è un nuovo nemico per la chiesa cattolica: il capitalismo moderno. “Alcune persone continuano a difendere le teorie trickle-down per le quali la crescita economica, incoraggiata da un mercato libero, avrà inevitabilmente successo nel creare maggiore giustizia e inclusività nel mondo”, ha scritto. di Emma Green

Papa Francesco sta di nuovo creando un terremoto nella chiesa cattolica. Martedì ha reso noto la sua prima esortazione apostolica, dichiarando che c’è un nuovo nemico per la chiesa cattolica: il capitalismo moderno. “Alcune persone continuano a difendere le teorie trickle-down per le quali la crescita economica, incoraggiata da un mercato libero, avrà inevitabilmente successo nel creare maggiore giustizia e inclusività nel mondo”, ha scritto. “Quest’opinione, che non è mai stata confermata dai fatti, esprime una fede un po’ grezza e ingenua nella bontà data dall’esercitare quel potere economico e nei meccanismi sacralizzati dell’attuale sistema economico”. Non poteva essere più chiaro. Il Papa ha assunto una posizione politica ferma contro le politiche economiche tendenti a destra, a favore del libero mercato, e la sua condanna sembra essere largamente concentrata sull’Europa e sugli Stati Uniti. Il suo esplicito riferimento alle politiche economiche “trickle-down” – caratteristiche di Ronald Reagan, di Margaret Thatcher, e dei loro successori politici – è solo l’inizio: attraverso le 224 pagine che descrivono il futuro della chiesa, egli condanna la disuguaglianza di reddito, “la cultura della prosperità”, e “un sistema finanziario che detta le regole piuttosto che seguirle”.
Vista nel contesto dell’ultimo mezzo secolo di cattolicesimo romano, questa è una mossa radicale. Cinquant’anni fa, al tempo del Concilio Vaticano II, i leader della chiesa avevano silenziosamente indicato un nemico molto diverso: il comunismo. Ma il messaggio comunitario e populista di Papa Francesco dimostra quanto significativamente sia cambiata la rotta della chiesa in cinque decenni – e quanto il capitalismo abbia capillarmente sostituito il comunismo in veste di monolitica filosofia politica.
Nel 1962, all’apertura del Concilio Vaticano II a Roma, l’Europa era fortemente divisa. Nel suo libro “Che cosa è successo nel Vaticano II”, lo storico gesuita John O’Malley dipinge lo scenario: la Cortina di Ferro era caduta. Per il cattolicesimo essa aveva rappresentato, fra le altre cose, che persino le più semplici comunicazioni con i vescovi e i fedeli dell’Europa dell’est erano molto difficili e irte di pericoli. L’arresto e il processo del primate d’Ungheria, il cardinale József Mindszenty, nel 1948, aveva aperto gli occhi al pubblico sul comportamento brutale tenuto dal regime comunista nei confronti della chiesa. Lì, la soppressione ancor più brutale della rivoluzione da parte delle truppe russe nel 1956 fu solo l’ennesima conferma che non era possibile alcuna riconciliazione fra “il mondo libero” e il blocco sovietico. Tredici anni prima, alla fine della Seconda guerra mondiale, la Santa Sede aveva ufficialmente scomunicato i comunisti dalla chiesa cattolica e dichiarato che tale ideologia era agli antipodi dei principi cardine della fede. Ma alla vigilia del Concilio, non era altrettanto chiaro se la maggioranza della gerarchia cattolica avrebbe sottoscritto una dichiarazione simile. Diversi vescovi dai paesi comunisti non erano stati in grado di recarsi a Roma, dato che erano stati negati loro i visti. Anche se alcuni di loro, in particolare quelli del blocco orientale, insistevano per una dichiarazione netta contro il comunismo, il Concilio non prese mai in considerazione la proposta di prendere ufficialmente posizione.
Prima della sua morte nel 1963, il Papa che aveva convocato il Concilio, Giovanni XXIII, scrisse un’enciclica, la “Pacem in Terris”, che affrontava la questione della “pace universale”. Pur non condannando il comunismo, sosteneva la democrazia. “Il fatto che l’autorità provenga da Dio non significa che gli uomini non abbiano alcun potere nello scegliere chi debba governare lo stato, o nel decidere che tipo di governo vogliono”, scrisse. “Di conseguenza, l’insegnamento che ne deriva è coerente con qualsiasi forma democratica di governo”. L’anno seguente, il successore di Giovanni XXIII, Papa Paolo VI, fece una dichiarazione molto più chiara contro il comunismo nella sua enciclica “Ecclesiam Suam”: “Dobbiamo ripudiare quelle ideologie che negano Dio e opprimono la chiesa”, egli scrisse. “Queste ideologie sono spesso identificate con i regimi economici, sociali e politici; il comunismo ateista ne è un esempio lampante”. Anche se in termini in qualche modo solo difensivi, la chiesa aveva chiarito la sua posizione politica ed economica: rifiutava il comunismo, e in modo specifico la sua soppressione della religione, in favore dell’occidente e della democrazia – che erano strettamente legati ai principi economici del libero mercato. Molti anni più tardi, al Papa polacco Giovanni Paolo II fu attribuito il merito di aver aiutato a sconfiggere il regime comunista nella sua nazione, dove la chiesa cattolica dava ospitalità agli artisti e ai pensatori anti comunisti affinché tenessero discussioni e distribuissero scritti contro il regime.
Alla luce di questa tensione di lungo corso fra la chiesa e il comunismo, la postura aggressivamente anticapitalista di Papa Francesco appare ancora più rimarchevole. Il vescovo di Roma non solo ha condannato ciò che considera il fallito libero mercato – egli ha condannato l’etica e l’ideologia sottostanti alle economie di libero mercato. “La cultura della prosperità ci indebolisce; siamo eccitati se il mercato ci offre qualcosa di nuovo da comprare”, scrive Francesco. “Allo stesso tempo, tutte le vite che non riescono a svilupparsi a causa della mancanza di opportunità ci sembrano una mera rappresentazione; non riescono a commuoverci”. Egli scrive: “E’ vitale che i leader di governo e quelli finanziari facciano attenzione e allarghino i loro orizzonti, lavorando in modo da assicurare che tutti i cittadini abbiano un lavoro dignitoso, istruzione e assistenza sanitaria… Mentre i guadagni di una minoranza crescono esponenzialmente, anche il gap che separa la maggioranza (delle persone) dalla prosperità della quale gode tale minoranza si allarga sempre più… Di conseguenza, essi rifiutano il diritto degli stati, che devono anche vigilare sul bene comune, di esercitare una qualsiasi forma di controllo. E’ dunque nata una nuova tirannia, invisibile e spesso virtuale, che impone unilateralmente e implacabilmente le sue leggi e regole”.
“Una nuova tirannia,” infatti. Chiaramente, Francesco non considera più il comunismo una significativa minaccia ideologica, il che è ancora più significativo date le sue origini argentine. Anche se i dittatori di sinistra hanno avuto un’influenza spropositata sulla politica e l’economia dell’America latina dello scorso mezzo secolo, il Papa sembra vedere una minaccia ben più grande nella politica e nell’economia di una regione differente: quella degli Stati Uniti e dell’Europa.
In termini di “strategia della chiesa”, per così dire, questo obiettivo appare particolarmente significativo. Lungo lo scorso decennio, i leader della chiesa cattolica romana hanno combattuto una crisi dopo l’altra, incluse numerose accuse di abusi su minori. In Europa, le comunità cattoliche registrano un calo delle presenze nella frequentazione della chiesa e dell’interesse nell’intraprendere la vita sacerdotale, specialmente dopo le recenti rivelazioni in Irlanda sugli abusi nei confronti dei bambini di scuole ed orfanotrofi diretti dalla chiesa.
In termini di “strategia della chiesa”, per così dire, questo obiettivo appare particolarmente significativo. Lungo lo scorso decennio, i leader della chiesa cattolica romana hanno combattuto una crisi dopo l’altra, incluse numerose accuse di abusi su minori. In Europa, le comunità cattoliche registrano un calo delle presenze nella frequentazione della chiesa e dell’interesse nell’intraprendere la vita sacerdotale, specialmente dopo le recenti rivelazioni in Irlanda sugli abusi nei confronti dei bambini di scuole ed orfanotrofi diretti dalla chiesa.
Ma l’affiliazione alla chiesa cresce più a sud, in America latina e in Africa. Significativamente, queste sono regioni con economie in via di sviluppo che sono state colpite in modo particolarmente duro dalle crisi finanziarie degli scorsi cinque anni. Forse questo trend fa parte della motivazione papale. I luoghi dove il corpo della chiesa sta crescendo più rapidamente sono anche quelli dove vivono le persone più povere al mondo – persone che sono vittime del capitalismo di libero mercato, dice Francesco. L’attuale crisi finanziaria può portarci a trascurare il fatto che essa ha avuto origine in una profonda crisi umana: la negazione del primato della persona umana! Abbiamo creato nuovi idoli. L’adorazione dell’antico vello d’oro (cfr. Esodo, 32, 1-35) è tornata in una veste nuova e spietata, nell’idolatria del denaro e nella dittatura di un’economia impersonale che manca di un scopo veramente umano. La crisi mondiale che colpisce la finanza e l’economia mette a nudo i loro squilibri e, soprattutto, la loro mancanza di una preoccupazione genuina per l’essere umano; l’uomo viene ridotto semplicemente a uno dei suoi bisogni: il consumo.
In parte, potrebbe incanalare una frustrazione diffusa nel suo gregge. La disoccupazione giovanile ammonta al 40 per cento in Italia e al 56 per cento in Spagna – due delle nazioni più cattoliche d’Europa. Anche se la Grecia non è una nazione a predominanza cattolica, continua a essere un simbolo di un più ampio malcontento sulle politiche economiche europee di austerity. Le dure parole di Francesco sembrano catturare questo spirito di protesta contro l’ordine economico dominante.
Ma indicano anche qualcosa di importante sul cambio di rotta ad allontanarsi dagli Stati Uniti e dal capitalismo di stile europeo dal punto di vista geopolitico. La dichiarazione del Papa segna un importante riallineamento ideologico per la chiesa di Roma. Nel dichiarare che la chiesa è contraria al libero mercato, il Papa ha dato notevole peso e legittimazione ai gruppi progressisti e alle politiche di governo di sinistra. Se non fosse stato già chiaro, il pronunciamento conferma che gli spettri della chiesa del XX secolo stanno svanendo, quantomeno in Vaticano. Il Papa ha ufficialmente dichiarato che c’è un nuovo nemico.
Ma indicano anche qualcosa di importante sul cambio di rotta ad allontanarsi dagli Stati Uniti e dal capitalismo di stile europeo dal punto di vista geopolitico. La dichiarazione del Papa segna un importante riallineamento ideologico per la chiesa di Roma. Nel dichiarare che la chiesa è contraria al libero mercato, il Papa ha dato notevole peso e legittimazione ai gruppi progressisti e alle politiche di governo di sinistra. Se non fosse stato già chiaro, il pronunciamento conferma che gli spettri della chiesa del XX secolo stanno svanendo, quantomeno in Vaticano. Il Papa ha ufficialmente dichiarato che c’è un nuovo nemico.
di Emma Green
*Questo articolo è stato pubblicato dall’Atlantic il 26 novembre scorso (Traduzione di Sarah Marion Tuggey)