Francia, il piatto dell’eterologa piange
In Francia, dove si incoraggia da anni il dono di ovociti a coppie infertili, la disponibilità al dono da parte delle donne non c’è. L’Agence de la biomédecine ha quindi inaugurato, con tanto di video pubblicitario, una campagna di promozione di una pratica che comporta comunque effetti negativi per chi vi si sottopone (prevede una massiccia stimolazione ormonale per settimane e un intervento sotto anestesia per prelevare gli ovociti, con possibili complicazioni).

In Francia, dove si incoraggia da anni il dono di ovociti a coppie infertili, la disponibilità al dono da parte delle donne non c’è. L’Agence de la biomédecine ha quindi inaugurato, con tanto di video pubblicitario, una campagna di promozione di una pratica che comporta comunque effetti negativi per chi vi si sottopone (prevede una massiccia stimolazione ormonale per settimane e un intervento sotto anestesia per prelevare gli ovociti, con possibili complicazioni). Altrove, come in Spagna o nei paesi dell’est europeo, quella di gameti femminili è una vendita mascherata da “rimborso spese”, ed è appannaggio esclusivo di donne bisognose. In Francia, il famoso “dono” deve essere tale, oltre che anonimo, per eliminare la prospettiva tutt’altro che remota di contenziosi tra i vari soggetti coinvolti.
Capita invece che coppie infertili individuino donne disponibili al “dono” e le accompagnino ai centri di fecondazione, per ottenere in cambio tempi abbreviati nelle liste di attesa (non è però troppo fantasioso sospettare che quella disponibilità trovi, in molti casi, un suo compenso non ufficiale). Allora, non c’è video dell’Agence de la biomédecine e non c’è incoraggiamento che tengano: una donna “offre” i propri ovociti solo se spinta dal bisogno, e quindi questa pratica di fecondazione eterologa rientra a pieno titolo nella mercificazione del corpo. Negli altri casi, se non dissuade il timore per la salute, vince il fatto che, per una donna, non è affatto facile – anzi, è orribile e desolante – immaginare un proprio figlio che se ne va per il mondo senza che lei lo possa mai nemmeno vedere. Chissà se all’Agence de la biomédecine ci hanno mai pensato.